Dall'etichetta dei prodotti un contributo al nostro clima

Toscana – Quanto costa un prodotto agroalimentare in termini di emissioni di gas serra? A questa domanda si potrà rispondere inserendo nelle etichette dei prodotti il dato che
certificherà quanta anidride carbonica è stata immessa nell’atmosfera per realizzare quel prodotto, così il consumatore sarà messo in condizioni di sapere se e come
un prodotto incide sui delicati equilibri ambientali e climatici del pianeta.

La proposta è stata lanciata dall’assessore regionale all’agricoltura Susanna Cenni nell’ambito dei lavori della Commissione internazionale sul futuro dell’alimentazione in corso a
Firenze, che ora la presenterà al governo nazionale. «Scriverò al ministro De Castro perché l’Italia si attivi al più presto in questa direzione. Attualmente i
sistemi di certificazione possono indicare al massimo le caratteristiche di qualità, sostenibilità, provenienza del prodotto: far sapere al cittadino se ciò che consuma ha
un effetto positivo o negativo sul clima del mondo in cui vive è un ulteriore e sempre più importante elemento di trasparenza che, tra l’altro, ci permetterà di premiare i
sistemi di produzione più virtuosi».

La Toscana, ha poi spiegato l’assessore, si sta già muovendo in questa direzione: nell’ambito delle misure di miglioramento ambientale del nuovo piano di sviluppo rurale verrà
data priorità a quei progetti che limitano al massimo gli spostamenti delle materie prime dal luogo di produzione a quello di trasformazione: «è il concetto di accorciamento
delle filiere, su cui stiamo lavorando a fondo per creare un rapporto sempre più diretto con le produzioni locali e per diminuire i costi ambientali legati ai trasporti».

Iniziative come queste, ha proseguito l’assessore, si inseriscono perfettamente nel tessuto di azioni per favorire la sostenibilità ambientale evidenziate dai nove punti del Manifesto
sul cambiamento climatico elaborato dalla commissione internazionale in questi giorni: «In Toscana sulle tematiche evidenziate dal manifesto stiamo lavorando già da tempo, e su
gran parte dei punti abbiamo già compiuto molte realizzazioni». «Il manifesto promuove un’agricoltura ecologica e sostenibile e noi la abbiamo al centro delle nostre
politiche, sia sostenendo produzioni di qualità (pensiamo alle 41 denominazioni di origine esistenti solo per il vino), sia incentivando l’agricoltura biologica e integrata. Si afferma
inoltre che la biodiversità riduce la vulnerabilità al cambiamento climatico, e noi da tempo abbiamo una normativa sulla tutela delle risorse genetiche animali e vegetali, e
attivato aiuti specifici agli agricoltori che coltivano op allevano razze a rischio di erosione genetica». «Vengono ancora paventati i rischi di un’agricoltura monoculturale e
basata sugli Ogm e noi siamo stati la prima regione italiana a vietare gli Ogm nel proprio territorio e abbiamo promosso una rete di 42 regioni europee Ogm-free. Ancora sulle cosiddette
agrienergie la Regione si è mossa nel solco di quanto indicato nel manifesto sostenendo soprattutto sistemi localizzati di produzione di energia da biomasse legnose, che utilizzano
quindi i residui dei tagli selvicolturalii. Infine sulla questione dell’acqua in Toscana oltre a ad avere realtà produttive che non prevedono un consumo intensivo abbiamo da tempo in
atto anche un piano dei numerosissimi laghetti montani, vasche di raccolta e bacini di accumulo per permettere il loro utilizzo da parte delle aziende».

Massimo Orlandi

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