Dal maiale al prosciutto i prezzi moltiplicano di 20 volte

Con lo slogan maiali “No-Strani, Sì Nostrani!”, i suinicoltori di Coldiretti manifesteranno domani in piazza Santo Stefano a Bologna per combattere la contraffazione delle carni
italiane, sostenere il consumo di carne suina e denunciare l’eccessiva moltiplicazione dei prezzi dalla stalla al consumo.

Nel passaggio da maiale a prosciutto il prezzo moltiplica in media oltre venti volte con una forbice che si è allargata, per effetto del crollo del 10% del compenso riconosciuto agli
allevatori nelle stalle al quale non ha fatto seguito una analoga riduzione dei listini per i consumatori.
«Nella insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e al consumo – commenta Gianfranco Drigo, direttore della Coldiretti reggiana – c’è sufficiente margine per garantire una
adeguata remunerazione agli allevatori e per non aggravare i bilanci delle famiglie. Il prezzo dei salumi è aumentato del 2,8% per i cittadini nonostante i maiali cresciuti in Italia
vengano pagati agli allevatori meno di 1,2 euro al chilo. In questo modo – continua Drigo – gli allevatori non riescono nemmeno a coprire i costi di produzione caratterizzati invece
dall’aumento del 7-8% dei costi energetici e dall’aumento dei mangimi del 30-34 % dall’inizio del 2007. Il risultato è che, nella sola provincia di Reggio Emilia, il patrimonio suinicolo
negli ultimi vent’anni si è ridotto del 30% con contestuale crollo di oltre il 50% delle aziende di allevamento».
Il prezzo del maiale al produttore, che dall’inizio del 2006 ha subito un calo del 10%, moltiplica per cinque se si acquista la braciola, per dieci se si compra il salame e per oltre venti
volte se è il prosciutto a finire nella busta della spesa, con l’effetto che gli acquisti familiari di carne suina e salumi si sono ridotti del 3,1% nel 2007.
Una situazione che mette a rischio il futuro della prestigiosa salumeria Made in Italy, di cui l’Emilia Romagna è la capofila, e del futuro della suinicoltura, settore di particolare
rilevanza per la nostra provincia. La carne del Gran suino padano allevata nel comprensorio padano offre garanzie determinate da criteri legati alla razza, al benessere animale,
all’alimentazione costituita unicamente da granaglie e siero e dai controlli in allevamento, in macellazione, in stagionatura e al consumo.
«Per la carne di maiale e per i suoi derivati purtroppo – commenta Drigo – non è obbligatorio indicare l’origine in etichetta e questo favorisce l’arrivo in Italia ogni anno
dall’estero di milioni di cosce destinate spesso a essere spacciate come prosciutti Made in Italy danneggiando gli allevatori ed ingannando i consumatori che si trovano a dover pagare 37 euro
al chilo del prosciutto che certo non offre le garanzie richieste dal marchio GSP. Solo questo marchio raffigurante un maiale stilizzato con al centro la sigla GSP e la bandiera italiana offre
alcune garanzie sulla tracciabilità dalla nascita al consumo per i suini nati, allevati e lavorati in Italia».
«La carne del Gsp – garantiscono i produttori – ha sapori naturali acquistati dall’alimentazione dettata dal rigido disciplinare di produzione a base di granaglie e siero e dalla giusta
età di maturazione del capo (160 kg di peso contro gli 80-100 kg dei suini di importazione). La nostra carne non cala alla cottura e conserva le caratteristiche
nutrizionali».
Il miglioramento genetico di questi ultimi 50 anni operato sul suino della Pianura Padana lo ha reso diverso dagli altri perchè caratterizzato da una muscolatura ben sviluppata e da una
carne pregiata con un preciso ed equilibrato rapporto tra tagli grassi e tagli magri, sapientemente alimentato con una dieta regolata in ogni dettaglio.

I PREZZI DALLA STALLA AL NEGOZIO – Fonte: Elaborazioni Coldiretti
? Moltiplicano per cinque da maiale a braciola
? Moltiplicano per dieci da maiale a salame
? Moltiplicano per venti da maiale a prosciutto

Leggi Anche
Scrivi un commento