Cuba verso una «nuova riforma agraria»

L’Avana – Incrementare la produzione di generi alimentari, attraverso l’attività agricola, é ormai la principale preoccupazione del governo cubano e del presidente Raul
Castro.

«Si tratta di un duro lavoro che non tutti sono disposti a realizzare» spiega il quotidiano comunista Granma. Un dato ritenuto, infatti, allarmante è che i giovani cubani
sembrano non dimostrare nessun entusiasmo per l’attività agro-zootecnica ed un chiaro esempio ne è la provincia di Villa Clara. «Là i contadini possiedono il 35%
delle terre contribuendo con il 68% al totale della produzione agricola. Forniscono il 52% del latte, il 98% del tabacco e il 54% del caffè, oltre ad essere proprietari del 54% del
bestiame del paese» – si legge ancora su Granma – «Tuttavia l’età media della forza lavoro contadina, che sta anche diminuendo di numero, supera i 50 anni di età e
solo nel 5,2% dei casi i coltivatori in questa regione sono dei giovani». A Cuba sono state recentemente introdotte importanti liberalizzazioni per quanto riguarda i computer, la tv, gli
elettrodomestici, i telefoni cellulari e l’accesso agli hotel di lusso, tutte notizie che hanno fatto il giro del mondo restituendo al paese comunista credibilità e stima.

Tuttavia, nonostante abbiano fatto molto meno scalpore sulla stampa internazionale, le più grandi novità riguardano forse le trasformazioni annunciate da Raul Castro nel settore
agricolo che si configurano come una vera e propria «riforma agraria» dopo quella del 1959 promossa dal fratello Fidel. E’ quanto sostengono gli economisti cubani in riferimento
alle nuove misure adottate di recente in ambito agricolo tra le quali, molto importante, appare la decisione del governo di dare in usufrutto gratuito, e a vita, cinque ettari di terra a dei
singoli coltivatori che potranno decidere di lavorarla a piacimento ma non di venderla. Obiettivo del provvedimento è rendere fruttuosi i terreni cubani rimasti fin’ora improduttivi che
si stima siano circa la metà di tutte le terre coltivabili del paese. Secondo statistiche ufficiali, infatti, dei 3,5 milioni di ettari di terre potenzialmente coltivabili, circa il 42%
apparterrebbero alle Unità di Base di Produzione Cooperativistica, il 32% a proprietari individuali e cooperativistici e solo il resto ad imprese statali. Scopo principale della riforma
è quello di ridurre le importazioni agricole che sottraggono all’economia cubana quasi 500 milioni di dollari ogni anno, secondo quanto sostiene il primo vicepresidente cubano e ideologo
del Partito Comunista, Jose Ramon Machado Ventura.

La misura prevede inoltre che al coltivatore che otterrà maggiori raccolti, (soprattutto per quanto riguarda alimenti, caffé e tabacco), spetteranno remunerazioni più alte
da parte dello Stato in base ad una politica di differenziazione e di stimolo alla produzione. Altra importante novità è la recente liberalizzazione nella vendita di macchinari e
strumenti agricoli, che si possono ora acquistare in alcuni negozi a prezzi tuttavia troppo alti rispetto a quelli del mercato nero. Le riforme annunciate nel settore agricolo al fine di
aumentare la produttività, senza però tradire il sistema socialista, sono al momento per molti analisti un banco di prova che, se vincente, potrebbe portare all’adozione di misure
simili in altri settori produttivi. Le innovazioni introdotte dal nuovo presidente cubano, Raul Castro, sono state molto apprezzate anche dal presidente dell’Associazione nazionale dei piccoli
agricoltori (Anap), Orlando Lugo, che ha sottolineato la rilevanza delle nuove disposizioni e la positività della prossima creazione delle Imprese di Gestione dei Servizi. Queste ultime
avranno il compito di stipulare accordi con le cooperative e la responsabilità di servire la base produttiva.

Valentina Cecconi

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