Crociata alimentare a Milano. Ma non tutti sono pronti a partire

 

L’Ultima crociata? Si combatte in Lombardia ed i nemici sono i cuochi saraceni. Davide Boni, assessore leghista all’Urbanistica, si è fatto promotore di
un’iniziativa per difendere i piatti lombardi dalle specialità culinarie orientali «Occorre salvaguardare la filosofia commerciale autoctona. Le nostre richieste sono
di alto profilo culturale» afferma.

E così, Lega e Pdl stanno elaborando una proposta di norma di legge regionale che, sull’esempio di quanto messo in atto altrove, vorrebbe allontanare dal centro storico
delle grandi città lombarde tutti i locali etnici. Inoltre, al fine di proteggere e salvaguardare la gastronomia locale, la norma imporrebbe un giro di vite a tali locali, kebab
e macellerie islamiche in particolare. Il fenomeno dei locali etnici è da tempo una realtà importante del capoluogo lombardo; secondo la Camera di Commercio, i ristoranti
e i fast food etnici sono gli unici che tirano davvero: in città ce ne sono 668, con una crescita del 29,2% rispetto ai 517 dell’anno precedente. Le imprese del settore con
personale extracomunitario a Milano sono diventate quasi una su quattro, il 23%, 668 su 2892.

Come prevedibile, il provvedimento non ha riscosso consensi unanimi, in primis tra gli stessi ristoratori immigrati. Mehmet Karatut, turco, proprietario di quattro fast food
all’orientale e a Milano da quattro anni, storce il naso non troppo convinto: «Basta che non sia la solita guerra contro di noi solo perché siamo musulmani. Non sento
dire le stesse cose contro i ristoranti giapponesi, i cinesi o gli americani di McDonald’s. Sono stranieri pure loro, no? Mi sa che vogliono solo farci concorrenza sleale. In 15
anni siamo cresciuti tantissimo». Riguardo al discorso igiene, Mehmet non espone problemi, anzi, sbandiera i risultati ottenuti: «Siamo aperti da sette anni. I primi tempi
ci facevano controlli un giorno sì e uno no. Adesso anche la polizia e i tecnici della Asl si fermano a mangiare un panino da noi», dichiara.

Lo sbarramento più netto al provvedimento arriva però dalla stessa politica lombarda, in particolare da Giuseppe Civati, consigliere regionale del Pd. Secondo Civati le
ragioni palesi del provvedimento, cioè la salvaguardia delle tradizioni e la difesa delle regole di equità e correttezza commerciali, sono solo paraventi per coprire i
veri scopi. E Civati non ha problemi a parlar chiaro: «L’aria che tira in Regione è contraria in tutto e per tutto all’antica tradizione lombarda che faceva
dell’accoglienza un vanto. Quasi un carattere distintivo della generosità della nostra gente. Dopo la guerra ai phone center, dopo le polemiche sulle moschee islamiche,
questi provvedimenti contro i ristoranti e i fast food etnici nascondono una più che evidente matrice razzista».

Matteo Clerici

 

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