Crisi Usa: fallimentare il vertice di Washington

By Redazione

Solo una fumata nera. È questo il risultato del vertice organizzato a Washington dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush che mercoledì sera, in diretta televisiva,
dopo aver spiegato le ragioni del piano di salvataggio del sistema finanziario aveva annunciato agli americani di aver convocato un incontro con i leader del Congresso, il segretario al
Tesoro Harry Paulson e, soprattutto, i due suoi possibili successori, Barack Obama e John McCain.

Purtroppo però il vertice che avrebbe dovuto sancire l’accordo bipartisan, si è trasformato in una rissa politica imprevista e inopportuna, in cui McCain è sembrato
eclissarsi di fronte alla ribellione della corrente conservatrice del suo stesso partito.

“Per due ore siamo stati distratti da un teatrino politico”, ha commentato il presidente della commissione Bancaria della Camera Chris Dodd, un democratico e un protagonista del lungo e
difficile negoziato sul piano di soccorso a Wall Street. “Ma – ha continuato Dodd, intervistato da Cnn – non staremo al gioco dei repubblicani. Stiamo cercando di salvare il Paese, non
la campagna elettorale di John McCain”.

La polemica di Dodd sembra essere giustificata dall’improvvisa brutta piega che l’incontro, durato circa un’ora, ha preso. L’appuntamento, infatti, è cominciato in
pieno spirito bipartisan, ma l’intesa annunciata in precedenza ben presto si è rivelata limitata solo a una parte dei partecipanti. A rovinare il clima ci ha pensato il leader
della minoranza repubblicana della Camera John Boehner, esprimendo la posizione critica della corrente più conservatrice della Camera.

Secondo Dodd, Boehner avrebbe sollevato questioni che sembravano già state risolte in precedenza e addirittura avrebbe proposto un piano alternativo, inedito fino a quel momento.
McCain, sempre secondo Dodd, lo avrebbe sottoscritto. Boehner ha chiuso l’incontro con la pretesa di dover tornare alla Camera a discutere della questione con il gruppo parlamentare
repubblicano.

Un buco nell’acqua, insomma, nonostante la volontà di McCain di dare una mano per la soluzione della crisi che ha investito Wall Street. Tuttavia, in tutta la vicenda,
l’unica mano tesa sembra essere stata quella del presidente Bush verso il candidato repubblicano e la sua campagna elettorale. I sondaggi negativi, la sequela di gaffes, la crisi
finanziaria che ha buttato i repubblicani nel caos, hanno concorso in maniera determinante alle ultime decisioni di McCain: fermare la campagna elettorale, sospendere i dibattiti
televisivi, rinviare i comizi e cancellare le interviste. Tutto per volare a Washington e assicurarsi un nulla di fatto e una lunga serie di critiche.

La decisione del senatore dell’Arizona di politicizzare la crisi e di mischiare le competenze previste dalla Costituzione, infatti, ha scatenato numerose critiche e infinite
polemiche. La prima proprio dal suo rivale. “Quando si inietta la politica presidenziale in un processo delicato come il negoziato sul salvataggio dell’economia – ha detto Obama
alla Cnn – spesso si complicano le cose”. “Sembrava tutto pronto per varare la manovra prima che io e McCain arrivassimo a Washington – ha aggiunto il senatore democratico – ma poi
qualcosa è successo”. Al giornalista Wolf Blitzer che chiedeva se McCain sia stato parte del problema o della soluzione, Obama ha risposto con un sorriso diplomatico.

Diplomazia che, si sa, non è propria degli opinionisti. Visto che l’unico accordo che sembra esser stato raggiunto, non soltanto dal fronte liberal e di sinistra ma anche
dai “simpatizzanti” di McCain, è stato quello della stampa, che ha bollato la mossa populista di McCain come rischiosa e inutile. Sia per l’America, sia per la
sua campagna elettorale.

G.R.

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