Corte di Cassazione: amianto e responsabilità del datore di lavoro

 

E’ responsabile del reato di omicidio colposo il datore di lavoro quando la mancata adozione delle misure di prevenzione abbia anticipato l’insorgere nel lavoratore della malattia che lo
ha portato alla morte, anche se la malattia stessa si sarebbe comunque manifestata in un momento successivo o con una intensita’ inferiore La pronuncia della Corte di Cassazione e’ stata
emessa nel caso di un lavoratore che, avendo lavorato a contatto con fibre di amianto senza che la ditta avesse adottate le prescritte misure di prevenzione, era morto per mesotelioma
pleurico, una malattia determinata appunto dall’inalazione delle polveri di amianto.
   La difesa del datore di lavoro sosteneva che non era sufficientemente dimostrato che la specifica attivita’ svolta presso la ditta aveva determinato la malattia del
lavoratore, la quale invece probabilmente era stata contratta durante una precedente occupazione in Germania, anch’essa a contatto con l’amianto. I legali si erano a questo proposito
riferiti alle varie opinioni scientifiche secondo le quali, una volta che sia stata inalata la “dose innescante”, il rischio di sviluppo della malattia e’ indipendente dall’entita’ o
dalla durata dell’esposizione. Poiche’, a loro avviso, la dose innescante era stata inalata in occasione del lavoro in Germania, nessuna responsabilita’ doveva essere attribuita al loro
cliente, datore di lavoro successivo.
   La Corte ha invece ritenuto che, anche se non e’ possibile determinare la data di insorgenza della patologia, sussiste il rapporto di causa – effetto quando l’omesso
intervento di prevenzione ha comunque determinato l’anticipazione e l’aggravamento della malattia, accelerando la morte del lavoratore. Se fossero state adottate – ga detto la Consulta –
le doverose cautele nella lavorazione delle polveri di amianto queste avrebbero inciso positivamente sul tempo di latenza della malattia, mentre le omissioni avevano ridotto tale tempo e
quindi la vita del lavoratore. Ai fini della responsabilita’ del datore di lavoro e’ sufficiente che la sua condotta abbia prodotto un aggravamento della malattia o ne abbia ridotto il
periodo di latenza.
 

 

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