Corte Conti promuove bilancio e finanza derivata della Lombardia

Milano – Sulla gestione finanziaria e di bilancio della Regione Lombardia, il giudizio della Corte dei Conti è del tutto positivo, anche per quanto riguarda la cosiddetta
finanza derivata, che invece ha procurato notevoli problemi a tanti enti territoriali.

Alla Corte non sfuggono, e lo fa puntualmente rilevare, le ricadute negative sulle Regioni della mancata attuazione, finora, del federalismo fiscale, e auspica che questo obiettivo venga
raggiunto.

E’ quanto emerso questa mattina dalla relazione sull’esercizio 2007 presentata nel corso dell’udienza presieduta da Nicola Mastropasqua, alla quale è intervenuto il presidente della
Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Quest’ultimo ha detto di «apprezzare fortemente lo spirito di collaborazione», ormai ben consolidato, «che si è venuto a creare
tra questa Corte e Regione Lombardia». Ha aggiunto che trova «di conforto la capacità di questa Corte di osservare con spirito critico il contesto istituzionale in cui la
Regione opera», e cioè «la mancata attuazione del federalismo fiscale che impedisce di avere certezze su ammontare e tempi dei gettiti». Ha sottolineato, il presidente
lombardo, il pieno accordo sulla «esigenza di una chiara demarcazione delle competenze tra i vari livelli di Governo», ricordando che proprio per questo Regione Lombardia si
è attivata con una propria proposta federalista, approvata in Consiglio regionale, da negoziare con il Governo, in vista di maggiore autonomia nell’esercizio delle competenze e nella
gestione delle entrate tributarie. Formigoni ha preso atto «con soddisfazione che questa autorevole Corte riconosce a Regione Lombardia la capacità di mantenere buoni indicatori di
bilancio, come peraltro confermato dalle agenzie di rating, in particolare Moody’s, che attribuisce ancora una volta alla nostra Regione un giudizio superiore a quello della Repubblica
italiana».

DERIVATI, SANA E PRUDENTE GESTIONE – Egualmente, per quanto riguarda l’analisi condotta sui derivati, il presidente della Regione rileva con soddisfazione che i magistrati
contabili «concordano riguardo al profilo di prudenzialità che ha contraddistinto la gestione dell’operazione».

Si è trattato di una e una sola operazione di questo tipo, il prestito obbligazionario da 1 milione di dollari emesso nel 2002, di durata trentennale. A fronte dei problemi che l’uso
della finanza derivata sta provocando in molte altre situazioni, si distingue, per la Corte, «il comportamento della Regione Lombardia – si legge nella relazione – appare improntato ad
una sana e prudente gestione, rimarcato dalla circostanza che l’operazione non ha subito alcuna rinegoziazione, al contrario di moltissime altre concluse da altri enti che vengono continuamente
modificate». Sostengono questo giudizio fattori quali la formula del tasso fisso scelto a suo tempo, la credibilità dei partner dell’operazione, le caratteristiche del fondo di
ammortamento che si forma via via accumulando la somma che nel 2032 sarà restituita e altre garanzie tecniche.
Da tempo, peraltro, e anche quest’anno, Regione Lombardia mantiene gli impegni di spesa senza far ricorso a forma di indebitamento, né prevede di farlo in futuro. L’eventualità,
anche per il futuro, di rivolgersi al mercato dei capitali è per Formigoni altamente «improbabile», come pure improbabile è l’eventualità di una rinegoziazione
dei prestiti in essere.

BILANCIO IN ORDINE – Nella relazione della Corte si legge che «Regione Lombardia ha scelto di inserire all’interno del bilancio regionale solo le entrate delle quali ha
certezza e allo stesso modo le previsioni di spesa sono coperte dalle entrate». Inoltre, che non ha fatto ricorso ad anticipazioni di Tesoreria», e si tratta di «un dato
estremamente positivo che consente il risparmio delle somme relative al pagamento degli interessi». La Regione, poi, «non ha contratto alcun nuovo debito» ed «ha
finanziato con risorse proprie gli investimenti».

E anche nel 2007 «ha pienamente rispettato gli obiettivi del Patto di stabilità interno che nella sua attuale configurazione pone dei limiti di spesa anche ad enti, quale la
Regione Lombardia, che dispone di risorse che non può utilizzare a causa del tetto di spesa, imposto dalla legislazione vigente».

FEDERALISMO E PATTO DI STABILITA’ – Per questo, secondo la Corte, «il metodo di costruzione degli obiettivi del Patto dovrebbe essere riformulato in modo da tener
presenti anche altri parametri», quali i livelli di avanzo o disavanzo gestionale degli enti, la dinamica delle spese per investimento, l’ampiezza e l’efficienza dei servizi resi. Insomma
occorrerebbe distinguere tra chi è già virtuoso e chi virtuoso non lo è ancora.
Ma non è questa l’unica proposta di riforma del sistema di relazioni tra Stato e Regioni che la Corte, considerando lo scenario nazionale, avanza. La Corte rilava infatti che
«alcuni elementi esterni incidono negativamente sulle potenzialità programmatorie e di intervento della Regione». E’ la mancata attuazione del federalismo, in particolare
fiscale. Si legge nella relazione: «Nonostante siano passati più di sei anni dalla modifica costituzionale del 2001, non è stata data attuazione all’articolo 119, con la
conseguenza che l’effettivo margine di autonomia finanziaria delle Regioni è piuttosto ridotto». E’ quindi «necessario avviare un approfondito esame di quali siano le
effettive competenze dei vari livelli di governo» e «attribuire a ciascun livello la potestà di applicare in modo chiaro, palese e diretto, i tributi necessari per lo
svolgimento delle competenze».

Da riformare, secondo la Corte, anche la tempistica di legge per l’approvazione dei rispettivi bilanci, per tutti fissata il 31 dicembre. Ciò non tiene conto dell’influsso della
Finanziaria nazionale sulla formazione dei bilanci locali: se fatti nel tempo di legge, questi devono poi paradossalmente subire l’onere di modifiche e variazioni significative. «Sarebbe
dunque auspicabile – nota la relazione della Corte – un intervento legislativo che disciplinasse i tempi di approvazione della manovra di bilancio dello Stato e degli altri Enti, evitando
sovrapposizioni e garantendo il rispetto effettivo del principio di programmazione».

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