Contestazione in forma scritta dell'addebito per il licenziamento del dirigente

D: Al dirigente che viene licenziato per mancanze deve essere inoltrata la lettera di contestazione scritta?

R: In base all’art. 7 dello Statuto dei lavoratori è previsto che il datore di lavoro non possa adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli
preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito verbalmente e che nel procedimento disciplinare il dipendente può farsi assistere da un sindacalista.

La Cassazione Sezione Lavoro con sentenza del 2 marzo 2006, n. 4614 ha ribadito che le garanzie procedimentali dettate da tale art. 7, ai fini dell’irrogazione di sanzioni disciplinari sono
applicabili anche in caso di licenziamento di un dirigente d’azienda.

La Cassazione Sezione Lavoro ha inoltre affermato che quanto sopra è lecito a prescindere dalla specifica posizione dello stesso nell’ambito dell’organizzazione aziendale, nelle ipotesi
in cui il datore di lavoro addebita al dirigente un comportamento negligente o, in senso lato, colpevole, al fine di escludere il diritto del medesimo al preavviso, oppure all’indennità
c.d. supplementare eventualmente prevista dalla contrattazione collettiva in ipotesi di licenziamento ingiustificato.

La Cassazione Sezione Lavoro ha inoltre affermato che la relativa eccezione non può essere proposta per la prima volta in grado d’appello e che il lavoratore che in primo grado abbia
impugnato il licenziamento sotto profili diversi dall’inosservanza della procedura garantistica di cui all’art. 7 della legge n. 300 del 1970 non può dedurre in appello la questione
della nullità del recesso per violazione del citato art. 7 in quanto preclusa dall’art. 437, comma secondo, cod. proc. civile.

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