Consumi: Coldiretti, spesa più leggera per colpa speculazioni
14 Aprile 2009
La riduzione dei consumi è anche il frutto dei rincari nei prezzi di vendita con aumenti record per la pasta di semola ( 14,8 per cento) e il vino comune italiano ( 8,5 per cento) che non
trovano giustificazioni nei prezzi riconosciuti agli agricoltori in campagna dove si è verificato un crollo del 43 per cento per i cereali e del 24 per cento per vino ed olio a febbraio
rispetto all’anno precedente.
E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la stima del bollettino del Centro studi di Unioncamere, relativo al primo bimestre di quest’anno, in cui si precisa che l’aumento del fatturato
della Grande Distribuzione Organizzata ( 3,3 per cento su base annua) è riconducibile unicamente alla dinamica dei prezzi ( 3,5 per cento), mentre i volumi di vendita appaiono in lieve
flessione (-0,2 per cento).
A scoraggiare i consumi è anche – sostiene la Coldiretti – l’aumento ingiustificato della forbice dei prezzi tra produzione e vendita chee conferma la presenza di forti distorsioni
esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola che danneggiano imprese agricole e consumatori.
Gli italiani hanno speso 205 miliardi in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano nel 2008 ben il 19 per cento della spesa familiare ed è quindi
necessario – afferma la Coldiretti – interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica. In generale, per ogni euro speso dai
consumatori in alimenti ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori.
I prezzi – conclude la Coldiretti – aumentano quindi in media quasi cinque volte dal campo alla tavola e esistono dunque ampi margini da recuperare, con più efficienza, concorrenza e
trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica.




