Confedilizia: Ici prima casa, eliminare l'iniquità dell'esclusione delle A/1

Piacenza ha più immobili in categoria catastale A/1 (“case signorili”) di Venezia: 229 contro 221. Prato ne ha più del doppio sia dell’una che dell’altra: 513. Milano
(con 961) ne ha poco più di Prato e addirittura meno di un quarto di Genova (4.455), un terzo di Firenze (2.921) e di Napoli (2.826), meno della metà di Roma (2.124) e
di Torino (2.429). Questa è l’assurda situazione degli immobili in questione, che vengono impropriamente definiti di lusso, fotografata dalla Cgia di Mestre.

“Il nostro Catasto – spiega il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani – è un Catasto di natura comparativa, gli immobili vengono cioè accatastati in una
categoria o nell’altra a seconda del quadro di classificazione delle singole zone censuarie e delle unità tipo delle stesse, che si basano sulla tipologia e qualità
degli immobili della zona.

Innestare su una situazione del genere (estremamente diversificata da città a città) una normativa che escluda queste case dall’esenzione Ici per tutta Italia, solo
per ragioni di demagogia e per seguire Prodi nell’errore, è un’iniquità nell’iniquità.

Prima di tutto, perché se l’Ici è, come è, un’imposta iniqua (essendo una patrimoniale ordinaria e quindi progressivamente espropriativa) la deve essere per
tutti, senza discriminazioni. In secondo luogo, perché il criterio catastale non è uguale per tutta Italia, come i dati riferiti dimostrano: se proprio si vuol
continuare a far pagare l’Ici agli “immobili di lusso”, quantomeno lo si faccia con un criterio uguale per tutt’Italia, quello del decreto ministeriale 2.8.1969 che determina le caratteristiche
degli immobili di lusso per tutto il Paese.

Rivolgiamo un ultimo appello al Parlamento perché la Camera e la maggioranza (rispettando il programma del Popolo della Libertà) aggiustino il testo del Governo
espungendone ogni discriminazione, che porterebbe comunque un insignificante gettito pur provocando disorientamento e sfiducia”.

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