Confagricoltura preoccupata dalla proposta comunitaria di ammettere la “dealcolizzazione” del vino
26 Settembre 2008
Ci potrebbe essere presto il vino parzialmente “de-alcolizzato”, cioè che – con precise pratiche enologiche – veda ridotta la propria gradazione alcolica. Lo
sottolinea, con qualche preoccupazione, la Confagricoltura a proposito di una tecnica di “allontanamento” dell’alcol dal vino per la quale non è ancora stata
definita dall’OIV la monografia indicante le specifiche tecniche necessarie per una corretta applicazione, ma che potrebbe essere introdotta dalle nuove disposizioni comunitarie
inerenti il settore vitivinicolo.
“Fra i Paesi europei produttori – rimarca Confagricoltura – c’è una forte volontà di ammettere la “dealcolizzazione”, contrari sono
solo Italia e Grecia. Spagna e Francia sostengono la pratica e ritengono che allo stato attuale della sperimentazione sia possibile arrivare a de-alcolizzare fino a tre gradi”.
L’alcol e le altre sostanze sarebbero allontanate dal vino con una particolare apparecchiatura “spinning cone column” (una colonna a coni rotanti) che oltre ad
allontanare l’alcol potrebbe alterare completamente anche il quadro aromatico. Si pone anche il problema di controllo sulla pratica in generale: che fine farebbe l’alcol
sottratto?
La sensazione poi è che la dealcolizzazione segua essenzialmente una logica di manipolazione industriale lontana dunque dall’approccio più tradizionale che ci
contraddistingue dai produttori del Nuovo Mondo.
Confagricoltura ha apprezzato che – sulle novità che si vogliono introdurre in campo enologico – si sia avviato un positivo dibattito a livello ministeriale e di filiera. Bisogna
porre in essere tutti gli sforzi possibili per non penalizzare la qualità inconfondibile del vino italiano, riconosciuta a livello mondiale.
L’Organizzazione degli imprenditori agricoli non è contraria alle innovazioni in campo enologico ma sollecita che, in generale, le nuove procedure siano applicate solo dopo
aver definito nel dettaglio le specifiche tecniche e dopo aver concordato a livello comunitario i limiti applicativi.
“E’ necessario – sottolinea Confagricoltura – non superare alcuni limiti, altrimenti si rischierà di produrre con tale tecnica anche ‘vini alcol
free’, già oggi prodotti e commercializzati in alcuni Paesi Terzi, che potrebbero recare danni di immagine e percezione al vino “tradizionale”.





