Confagricoltura: per l’agricoltura italiana un 2009 da dimenticare

Confagricoltura: per l’agricoltura italiana un 2009 da dimenticare

Confagricoltura ha tracciato un bilancio sull’annata agricola che sta per concludersi e che si rivela fallimentare. La crisi, ha fatto sentire pesantemente i suoi effetti in tutti i comparti
produttivi. E mentre l’economia italiana registra i primi segnali di ripresa, apprestandosi ad uscire dal “tunnel”, l’agricoltura subisce ancora gli effetti di un deterioramento del valore
aggiunto (si sono persi circa 2 miliardi di euro in cinque anni, con un calo percentuale del 6,4%).

Le imprese agricole, nel corso del 2009 – sottolinea Confagricoltura – hanno registrato enormi difficoltà e perdite di redditività. La crisi è stata alimentata da una
flessione della domanda sia interna, sia estera, a sua volta determinata dalla crisi internazionale; flessione sia delle vendite alimentari al dettaglio, sia dell’export agroalimentare (anche
se le esportazioni agroalimentari, pur in diminuzione, hanno mostrato di tenere rispetto agli altri comparti del made in Italy). L’offerta ha trovato minori sbocchi con un conseguente crollo
delle quotazioni.

Ad acuire la situazione – sottolinea l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – è stata la sommatoria dei ribassi dei prezzi all’origine e degli aumenti dei costi di produzione
(mezzi tecnici). La forbice prezzi/costi in agricoltura tende a peggiorare da diversi anni, con i secondi che aumentano molto più rapidamente dei primi (i costi produttivi mediamente
sono lievitati del 25,8% rispetto al 2000, ma i ricavi sono cresciuti solo del 7,1%).

Per quanto riguarda l’andamento dei vari comparti, Confagricoltura ricorda come l’annata fosse iniziata all’insegna delle difficoltà del settore lattiero caseario, che sono perdurate per
l’intero 2009, con i primi timidi segnali di ripresa solo nelle ultime settimane (ma che non hanno consentito di recuperare il calo di redditività accumulato così a lungo). In
estate poi c’è stata la pesante crisi di mercato di pesche e nettarine. Si è giunti quindi a fine anno, con i prezzi in calo per i settori olivicolo e vitivinicolo.
L’Organizzazione infine ha evidenziato le situazioni particolarmente negative della zootecnia, in particolare degli allevamenti suinicoli, e del comparto cerealicolo, che hanno pesato per tutta
l’annata.

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