Confagricoltura, nuove adesioni al progetto politico-economico “Futuro Fertile”
26 Aprile 2010
Si amplia il numero di autorevoli sostenitori che sottoscrivono le linee guida del progetto “Futuro Fertile” di Confagricoltura. Oggi il tema della tavola rotonda “Parma capitale
dell’agroalimentare: filiera, immagine e qualità”, organizzata in occasione dell’assemblea annuale di Confagricoltura Parma, ha offerto lo spunto per analizzare le possibili strategie da
seguire per il rilancio del comparto agroalimentare, consentendo a Confagricoltura di incassare il giudizio positivo di Guido Barilla, presidente di Barilla Spa, e di veder confermati quelli
già espressi al forum economico di Taormina da Luigi Scordamaglia, vicepresidente di Federalimentare e Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo.
In quell’occasione, tra gli altri, avevano espresso il loro favore alla via indicata da Confagricoltura per il rilancio della filiera alimentare italiana il vicepresidente della Commissione
europea Antonio Tajani, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, l’arcivescovo di Trieste, monsignor Giancarlo Crepaldi,
l’amministratore delegato di Intesa SanPaolo Corrado Passera, l’allora presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo, il presidente del Banco Popolare, Carlo Fratta Pasini, il presidente
della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, il presidente di Banca Montepaschi, Giuseppe Mussari, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, l’amministratore delegato di
Conad, Camillo De Bernardinis.
“Il nostro non è un progetto estemporaneo o soltanto verbale – ha sottolineato il presidente nazionale di Confagricoltura, Federico Vecchioni – ma un piano che si vuole fare carico di
una proposta concreta volta a ridurre i costi e aumentare il reddito delle nostre imprese. Per fare questo servono un rinnovamento e una semplificazione del quadro normativo affiancati da una
precisa strategia commerciale che punta molto sull’aggregazione. Come filiera alimentare dovremo agire compatti, cosa che non sempre è successa in passato”.
“Come ho già affermato al forum di Taormina siamo favorevoli al progetto di Confagricoltura – ha commentato il vicepresidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia – perché si
tratta di un progetto semplice ma lungimirante che prova ad andare oltre le contrapposizioni del passato. E’ un piano, quello di Confagricoltura, che pone realmente al centro dell’attenzione il
rilancio della filiera agroalimentare. Questo progetto – ha aggiunto Scordamaglia – evidenzia i temi su cui bisogna concentrarsi, vale a dire l’eccessiva polverizzazione delle imprese, la
necessità di perseguire la semplificazione normativa unitamente all’aggregazione dell’offerta e al rafforzamento della contrattualizzazione. Un’agricoltura che muore è, subito
dopo, un’industria che muore”.
Di sinergia ed unità di intenti ha parlato anche il presidente di Barilla Spa Guido Barilla. “Il successo del Made in Italy si basa sulla sinergia tra chi produce e chi trasforma, ma
anche sulla promozione del concetto di qualità. Per far questo serve l’unità tra le parti e, pertanto, è giunta l’ora di mettersi tutti dalla stessa parte del tavolo e
ragionare insieme su temi fondamentali come innovazione, biotecnologia e Ogm. E’ su questi valori che dobbiamo costruire il futuro dell’agroalimentare che in Italia ha un valore strategico”.
“Dallo sforzo fatto da Confagricoltura nell’ambito del progetto Futuro Fertile – ha invece dichiarato il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro – emerge
la volontà di mettere da parte le chiacchiere per concentrarsi sui problemi veri. E i problemi veri sono quelli che riguardano l’organizzazione commerciale e il dialogo tra l’agricoltura
e l’industria. Oggi le imprese devono essere aiutate, dal sistema istituzionale, ad essere forti e competitive. Ecco perché alle imprese bisogna garantire un sistema normativo che non
appesantisca la loro attività così come gli strumenti giusti per essere protagoniste all’estero e nei paesi emergenti. In tutto questo l’Europa avrà un ruolo fondamentale e
dovrà saper spendere di più per promuovere l’agroalimentare. Non dimentichiamo comunque che nei grandi scenari internazionali come Bruxelles i progetti partono sempre da proposte
condivise e sulle quali si è ragionato con attenzione. Niente scaturisce all’improvviso”.




