Concorsi pubblici: violazione della regola dell'anonimato

Con la sentenza del 25 settembre 2007, n. 4925, il Consiglio di Stato, sezione VI, ha chiarito che la regola dell’anonimato nei concorsi pubblici non vale nel caso in cui il bando preveda
un’unica prova pratica strutturata in due momenti complementari tra loro (come una relazione scritta e l’esame clinico diretto di un soggetto). Questa sentenza del consiglio di Stato è
in evidente contrapposizione agli interventi della giurisprudenza amministrativa in materia che si caratterizzano, fra l’altro, per una applicazione rigorosa e sempre più esplicita della
regola dell’anonimato nelle procedure concorsuali nelle quali sia presente una prova scritta.

Fatto e Diritto
A seguito di un concorso per titoli ed esami per l’assunzione di 185 “aiuto medico legali” presso l’Inail, un candidato si è rivolto al Tar lamentando la regolarità dello
svolgimento delle prove di esame. Il candidato, in particolare, ha presentato più ricorsi in merito al rispetto della regola dell’anonimato, alla sua esclusione dalle prove orali, ai
giudizi di inidoneità nella prova pratica, nonché alla graduatoria finale e alla nomina dei vincitori del concorso.
Dopo aver riunito i ricorsi, il TAR li ha accolti, stabilendo che la prova pratica, “sostanziandosi in una relazione scritta valutabile previamente (rispetto alla discussione del caso) dalla
Commissione”, non doveva essere sottoscritta (come richiesto dalla Commissione), al fine di garantire l’applicazione del principio dell’anonimato, che è “portato del criterio generale di
imparzialità della Pubblica Amministrazione”.

Le ragioni dell’Inail

Contro tale sentenza l’INAIL è ricorsa in appello, sostenendo che la prova effettuata non richiedeva l’anonimato, dato che alla redazione redatta su un modello di costituzione di rendita
(modulo 22-ss), doveva seguire immediatamente la discussione del caso esaminato anche mediante l’esame clinico diretto di un soggetto.
Pertanto, secondo l’Inail, non si sarebbe potuto procedere alla preliminare correzione, in forma anonima, delle relazioni scritte e alla discussione del caso in immediata sequenza
temporale.

La decisione del Consiglio di Stato
Secondo il Consiglio di Stato l’appello dell’Inail deve essere accolto e deve essere riformata la sentenza di primo grado in quanto la relazione tra anonimato ed elaborato scritto è
diretta, per cui occorre verificare se, nella specie, le modalità (previste dal bando) di svolgimento della prova pratica si concretizzino nella redazione di uno scritto, che la
Commissione avrebbe dovuto “valutare previamente rispetto alla discussione del caso in immediata sequenza temporale”. Infatti, solo se la prova pratica si sostanzia nella redazione di un
elaborato scritto, la applicazione della regola dell’anonimato assume un carattere cogente; diversamente la pretesa di applicare questa regola non ha alcun senso.
Secondo il Consiglio di Stato, la questione dell’applicazione, nella specie, della regola dell’anonimato deve necessariamente tenere presente questa configurazione della prova pratica e
specialmente il fatto che essa è unica ed è strutturata in due momenti, perfettamente complementari e coerenti: compilazione del modulo e discussione del caso esaminato.
Secondo il Consiglio di Stato una configurazione della prova pratica che non risponde alla previsione del bando renderebbe inutile lo svolgimento della prova e l’obiettivo che l’INAIL si
proponeva di conseguire con la procedura concorsuale l’accertamento delle “capacità tecnico-professionali” dei concorrenti, e non che questi dimostrassero di possedere conoscenze
teoriche del caso esaminato.
Se, quindi, si tiene presente che, nella specie, non era prevista la redazione di un autonomo elaborato scritto, occorre concludere che l’effettuazione della prova pratica non poteva essere
assoggettata alla regola dell’anonimato, come ritenuto dai primi giudici.

Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 25 settembre 2007, n. 4925
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