Commento sul “Ministro Grillino” : saremo tutti contadini?

Commento sul “Ministro Grillino” : saremo tutti contadini?

Egregio Direttore,
condivido molte delle cose dette, ma le stesse cose – identiche – le potrebbe fare anche un Ministro Non-Grillino?
Mi sembrano così lapalissiane!

Partiamo da due considerazioni: una ricerca Coldiretti dice che l’85% dei genitori sognano o indicano un futuro da “agricolo” per i propri figli, dall’altra una risposta di un esperto di sistemi
lavorativi come Domenico De Masi che non consiglierebbe mai tale opportunità, anzi lo boccia, considerando che l’agricoltura è il comparto più imprevedibile e soggetto a
fattori esterni, come la meteorologia!

Dico: ben venga un po’ di grandine, un po’ di neve , sempre meglio che gli squali della finanza occulta, il benessere effimero del web, le bugie dei social network. L’agricoltura è
economia reale, forse ancora considerata di bassa lega e composta da ignorantoni dalle scarpe grosse e sporche di merda.
Ma è una economia che si basa su fondamentali: domanda, offerta, costi, ricavi, bilancio, reddito, utile, perdita. E’ così sbagliato nel 2013 pretendere di tornare a una economia
reale di soldi veri, di pere e mele, di terra e sudore, di calli alle mani magari parlando inglese e tedesco e sapendo la differenza fra economia di scala e scalone tributario!?  

Sono veri i dati che l’occupazione agricola in Italia è solo il 4% della forza lavoro, che il solo turismo ha un dato di addetti diretti pari al 16%, ma allora perché il Pil del ”
mondo agricolo” diretto e indiretto, indotto e dedotto, è pari a 250 mld di euro ( un/sesto del pil nazionale), veri e reali,  non virtuali e monetari o azionari o obbligazionari
all’anno e che, insieme al giro d’affari o fatturato al consumo del “sistema turismo” , sono il 40% del totale con solo il 20% di occupati.

Anzi bisognerebbe levarsi tanto di cappello “capeau alla francese” per un tale valore aggiunto, un tale premio alla collettività nazionale, un tale successo chiamato ” made in Italy”. Mi
sa che qualcosa o qualcuno non va, non comprende l’obbligo del cambiamento. Necessario per due sentimenti veri, trasversali fra tutti gli elettori italiani: poter lavorare con certezze, dare un
futuro  italiano” ai propri figli e nipoti. Questi sono i veri motivi che frenano, che fanno rinunciare, che fanno paura, che fanno incavolare. E allora perché un Pierluigi Bersani
qualsiasi non può sostituire il Ministro Grillino e fare le stesse cose, anzi ben di più, ben oltre la sola agricoltura.

Vediamo se siamo d’accordo.
Partiamo dalla Signora Thatcher quando disse di No,  all’Europa, quando Farage indicò nei burocrati Europei il vero problema.  Cipro con un/centesimo del Pil italiano può
creare una catastrofe, oppure pesa di più l’esposizione di 8-9 mld di euro della banche del Nord Europa ( tedesche, inglesi, danesi, svedesi, olandesi) che hanno speculato sui vantaggi
fiscali da “paradiso monetario” dell’isola mediterranea, meglio che in Svizzera!  Tutta la nomenclatura europea parla, forse anche con un certo spirito, di ” un caso isolato”.  Al punto
che il sistema delle banche cipriote vale 135 mld di euro, contro i 18 del Pil del Paese Cipro.

Ebbene quale è stato il consiglio, non di un Ministro Grillino, ma di tutta l’Eurocrazia bancaria e politica, prelievo sui depositi dei privati, indistintamente. Ma c’è bisogno di
avere 2 lauree in economia, 2 master in prestigiose banche come Morgan Stanley e Goldman Sachs, aver guidato Governi, fatto il Ministro 3-4 volte, aver frequentato i tavoli e le seggiole degli
uffici McKinsey per giungere a una tale soluzione?

Ma non è vero che c’è differenza fra pubblico e privato, fra danni pubblici e danni privati, fra utile e perdite? Perché le perdite sono sempre di tutti, compreso i
più deboli e i più poveri, e gli utili sono sempre di pochi, sempre gli stessi, e sempre privati?

Questo l’agricoltura, con la “A” maiuscola non lo insegna, anzi insegna che dopo un danno atmosferico bisogna rimboccarsi le maniche, magari anche della camicia bianca, ma sudare e riportare in
careggiata la propria impresa perché l’impresa del confinante ( seppur vige la regola che ” l’erba del vicino è sempre peggio della propria” e l’individualismo rasenta l’anarchia
assoluta) si regge anche sugli interventi altrui, in questo modo si fa sostenibilità e sussidiarietà. Termini che non ho mai trovato nei libri di finanza e di tecnica monetaria.
Vorrà pur dire qualcosa.  Speriamo che si ritorni a ragionare in termini più vicini alla gente, alle problematiche quotidiane.  

Il solito cittadino con un po’ di sale in zucca
per Newsfood.com
      

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