Coldiretti: «prezzi mimose in calo del 20% alla produzione»

Le mimose sono state pagate agli agricoltori il 20 per cento in meno rispetto allo scorso anno e non sono pertanto in alcun modo giustificabili aumenti dei prezzi di vendita che al contrario
dovrebbero diminuire, è quanto afferma la Coldiretti, in occasione della festa della donna che quest’anno celebra il centenario dall’8 marzo 1908, nel commentare l’aumento di un euro a
ramoscello in media nei prezzi di vendita previsto dall’associazione dei consumatori (Adoc).

La produzione nazionale di mimose – precisa la Coldiretti – è aumentata per effetto dell’inverno caldo che ha favorito la raccolta anticipata dei 15 milioni di ramoscelli di mimosa che
vengono offerti nell’occasione alle donne e i prezzi al dettaglio dovrebbero oscillare attorno ai dieci euro a seconda della confezione anche se con la stessa cifra ne sono stati acquistati
circa due chili dagli agricoltori.

La tradizione della mimosa dell’8 marzo ha anche – rileva la Coldiretti – un importante valore ambientale perché sostiene una coltivazione realizzata sopratutto nei tipici terrazzamenti
che si affacciano sul mare, altrimenti destinati al degrado e all’abbandono.

Per valorizzare l’omaggio – continua la Coldiretti – si consiglia di tagliare quanto prima gli steli che devono rimanere per due ore in acqua pulita e inacidita con due gocce di limone. Vanno
quindi collocati in piena luce e mantenuti in ambiente fresco e umido perché la mimosa rilascia molta acqua attraverso la traspirazione e bisogna evitare che la grande perdita di liquidi
faccia seccare rapidamente il fiore.

La mimosa è coltivata in Italia da circa duemila imprese su una superficie di quasi 600 ettari di terreno, concentrati soprattutto in Liguria. Dal punto di vista botanico si tratta in
realtà un’acacia dealbata, arbusto sempreverde originario delle zone tropicali, che insieme al genere della mimosa appartiene all’unica famiglia delle Leguminose.

Le varietà più diffuse sono – precisa la Coldiretti – la Floribunda e la Gaulois che è più rigogliosa. Le foglie di mimosa, composte da tante foglioline verde
chiaro, in caso di pericolo (per esempio se vengono sfiorate o la temperatura supera i 20°C ) si ritraggono, ed è per questo particolare atteggiamento che ha preso il nome
scientifico «mimus», dal latino attore mimico.

La mimosa venne introdotta in Europa intorno al 1820 e con il passar del tempo riuscì ad adattarsi molto bene al clima Italiano, soprattutto nelle zone temperate come la Liguria. Nei
paesi d’origine come Sud America e Australia dove è considerata fiore nazionale, la mimosa – conclude la Coldiretti – raggiunge i 30 metri di altezza, in Europa, invece, al massimo 10
metri

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