Coldiretti Ferrara: le carote sono pagate la metà del costo di produzione; in crisi una coltura simbolo del territorio

Coldiretti Ferrara: le carote sono pagate la metà del costo di produzione; in crisi una coltura simbolo del territorio

Ridare valore al lavoro e trasparenza alla filiera, remunerando gli imprenditori che hanno contribuito al reddito di una parte importante della nostra provincia, investendo in una coltura
specializzata per la quale siamo ampiamente i primi se non gli unici in Emilia-Romagna. Una coltura, la carota, che nei comuni di Codigoro e Mesola è stata sinonimo di buon reddito, e che
oggi invece rischia di essere lasciata marcire in campo per i bassi prezzi che non coprono neppure la metà del costo di produzione.

E’ Coldiretti Ferrara a mettere in evidenza l’ennesima distorsione del mercato che colpisce produzioni e redditi degli agricoltori della nostra provincia, con una conferenza stampa dove sono
stati invitati produttori, amministratori televisioni e giornali, presso l’azienda agricola di Adriano Benazzi a Pomposa.

E trova la condivisione degli enti locali: i sindaci di Codigoro e Mesola in primo luogo, ma anche rappresentati di altri comuni del basso ferrarese, come Ostellato, che hanno voluto testimoniare
e ribadire la necessità di ritrovare un’etica nel mercato, di applicare regole che possano salvaguardare sia i produttori sia i cittadini-consumatori, ridando trasparenza alle filiere e
mettendo mano alle troppe anomalie che sono sotto gli occhi di tutti.

Gli amministratori hanno riconosciuto e dato atto dello sforzo di Coldiretti per denunciare quanto sta accadendo e per proporre un modello di sviluppo che riguarda tutto il territorio e che parte
dalla necessità di avere regole chiare, controlli efficaci e trasparenza per dare ai consumatori modo di fare scelte consapevoli, attraverso etichette chiare e veritiere, a partire
dall’origine dei prodotti agricoli.

“Il prezzo attuale che viene pagato in campagna è di circa 3 o 4 centesimi al massimo per kilo di carota – commenta Marco Benazzi, produttore di carote di Mesola – contro un costo di
produzione di circa 6 o 7 centesimi al kilo: è evidente che siamo ben lontani dal realizzare reddito, anzi la perdita è secca e ci porta a non fare la raccolta per non spendere
ulteriormente. Tutto questo mentre nei negozi e nella grande distribuzione troviamo prezzi ben più elevati e anche prodotti non della nostra area. Carote che arrivano da Lazio e Abruzzo,
vendute a caro prezzo (sino a 3,00 – 3,50 euro al kilo) mentre le nostre che sono qui a pochi kilometri non sono più in condizioni di essere commercializzate”.

“Le distorsioni che stiamo rilevando oggi per le carote, le abbiamo denunciate già per le nostre fragole – conclude Tonello – e per le pesche , oggetto di promozioni sottocosto che
provocano un ribasso dei prezzi anche all’origine, senza che il consumatore sappia se davvero quelle pesche sono italiane ed a quanto vengono pagato al produttore. Nel nostro progetto di una
filiera agricola tutta italiana abbiamo messo in evidenza quanto lavoro ci sia per recuperare reddito per le nostre imprese, senza che questo significhi aumenti di prezzo per i consumatori. Ci
sono tutte le condizioni perché ciò possa accadere e già da oggi preannunciamo che nelle prossime settimane presenteremo alle autorità, alla politica, ai cittadini,
una nostra piattaforma di proposte in questo senso”

“Oggi abbiano radunato qui, in questa azienda, decine di produttori di carote – chiosa il direttore di Coldiretti Ferrara, Andrea Crestani, presente insieme a tutti i segretari di zona ed ai
funzionari provinciali, oltre che a molti dirigenti dell’organizzazione – ma il problema delle filiere e delle non trasparenze nella formazione dei prezzi dal campo ai banchi di vendita riguarda
un po’ tutti i comparti produttivi. Sia nel caso dell’ortofrutta che nel trasformato, che nella zootecnia. Per restare alle carote ci sembra paradossale che con la stessa cifra con la quale in
campo posso acquistare oggi un quintale di prodotto, ci si ritrovi ad acquistarne a malapena un kilo in alcuni negozi del centro cittadino di Ferrara, a poco più di 50 kilometri.

Stupisce poi che queste carote così care siano anche di provenienza extraregionale e quindi che la filiera si allunghi inutilmente facendo pagare ai consumatori molto caro un prodotto che
vede la nostra Regione e quindi Ferrara, dato che quasi il 100% delle carote sono prodotte tra Mesola e Codigoro, come secondo produttore nazionale. Coldiretti ha deciso di denunciare e rendere
pubbliche queste vicende, non sono solo un problema degli agricoltori, riguardano invece tutto il territorio e la società e non mancherà occasione di poter lavorare anche
accogliendo la disponibilità degli enti locali qui presenti per ridare un senso ed un valore al lavoro ed alle produzioni di qualità, veramente made in Italy o meglio “made in
Ferrara”, firmate dai nostri soci”.

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