Coldiretti Cremona: pronti allo 'sciopero del prosciutto'

Cremona – Lo ‘sciopero del prosciutto’ prende forma, invitati a raccolta da Coldiretti Cremona, i suinicoltori cremonesi sono tornati a riunirsi stamattina a Cremona, presso l’Ufficio
Zona di via Ruffini, per fare il punto su un’azione che intende contrastare la grave crisi del comparto, denunciando l’impossibilità di allevare maiali italiani di qualità,
attualmente pagati attorno ad un euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione.

«Ormai da troppo tempo per i suinicoltori italiani la situazione si è fatta insostenibile – ha evidenziato Assuero Zampini, Direttore di Coldiretti Cremona -. Mentre i consumatori
affrontano le difficoltà degli alti prezzi al mercato, ai nostri allevatori vengono riconosciute quotazioni inaccettabili. Si consideri anche il fatto che sono drasticamente aumentate le
spese delle imprese agricole, per l’alimentazione degli animali, con un balzo fino al 30 per cento dei costi di cereali e oleaginose, cui si sono aggiunti rincari anche nelle spese energetiche
e la necessità di investimenti nelle strutture e nei mezzi aziendali per ottemperare agli obblighi comunitari. Dati alla mano abbiamo appurato che, per ogni suino grasso allevato,
l’impresa agricola ha una perdita di 56 euro. Ecco perché una forte azione a tutela della suinicoltura italiana è necessaria e non può essere rimandata oltre».

Come atto di forza teso a dimostrare l’esasperazione e la determinazione della suinicoltura italiana, gli allevatori – sostenuti dalle Associazioni di categoria e dalle Organizzazioni agricole
– si stanno mobilitando con l’intento di non consegnare, assieme ai maiali, le certificazioni di qualità che consentono la commercializzazione della salumeria a marchio d’origine. E’
questa un’azione che rischia di provocare la scomparsa di prosciutto e salumeria certificata Made in Italy dalle tavole degli italiani.
«Sarà il nostro modo per dimostrare ai cittadini-consumatori che, alle presenti condizioni, non è più possibile produrre e garantire suini, e dunque prosciutti, di
qualità. E sarà un modo per riuscire finalmente a smuovere la grande industria di trasformazione e stagionatura dei prosciutti Dop, che finora ha guadagnato grazie ad una
qualità che nasce nei nostri allevamenti ma che l’industria non vuole riconoscere e premiare» ha ribadito Roberto Antonioli, imprenditore che rappresenta la Federazione al tavolo
provinciale per la suinicoltura e nella commissione rilevazione prezzi in Camera di Commercio, spronando tutti gli allevatori presenti ad aderire alla protesta e a farsi promotori
dell’iniziativa presso i propri ‘vicini d’azienda’.

Anche Roberto De Angeli, presidente di Coldiretti Cremona, ha evidenziato l’importanza del passaggio in atto: «Quanto è avvenuto negli ultimi anni nel comparto latte ci ha
dimostrato che la compattezza degli allevatori può fare la differenza – ha sottolineato -. E’ il momento che anche i suinicoltori diano prova della loro determinazione, agendo, uniti,
per raggiungere il comune obiettivo di veder equamente remunerate le nostre produzioni».
«Un fondamentale lavoro dovrà essere fatto anche sul piano della comunicazione – ha proseguito De Angeli -. Sarà importate far comprendere che la decisione di sottrarre
milioni di maiali dal circuito delle produzioni a denominazione di origine non rappresenta un’azione contro i cittadini. Al contrario, è il modo con cui gli allevatori italiani
denunciano una situazione insostenibile, a tutela della qualità italiana e di un comparto che, altrimenti, rischia di venir cancellato».
Come confermato nel corso dell’incontro di stamani, nei prossimi giorni proseguirà l’impegno delle Organizzazioni agricole, a livello locale come nazionale, teso a coinvolgere la
grandissima maggioranza degli allevatori in questa protesta. Lunedì 12 maggio si terrà un nuovo ‘vertice’ a Reggio Emilia, che riunirà tutte le province e regioni vocate
alla suinicoltura. «Nei prossimi giorni tireremo le somme in merito all’adesione allo sciopero da parte dei produttori cremonesi – ha concluso Zampini -. All’incontro del 12 si
verificherà la partecipazione dell’intera suinicoltura italiana, per poi stabilire la data d’inizio dello sciopero del prosciutto».

Nei numerosi interventi, gli allevatori cremonesi hanno sottolineato la necessità di rendere immediatamente obbligatoria l’indicazione dell’origine in etichetta, per evitare che vengano
spacciati come italiani prodotti ottenuti con carni importate dall’estero (ogni anno 40 milioni di prosciutti arrivano sui mercati italiani dai Paesi del Nord Europa). E’ stata inoltre
evidenziata l’importanza di giungere a una differenziazione del prezzo tra il maiale nazionale destinato alle denominazioni di origine e quello da macelleria fresca. Più volte, nel corso
del dibattito, è emersa la condivisa convinzione che nella forbice tra i prezzi alla produzione e quelli al consumo vi sia sufficiente margine per garantire un’equa remunerazione agli
allevatori, senza pesare sui bilanci delle famiglie italiane.

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