Cina: latte, Coldiretti, Italia attende ancora ok UE a etichetta

Cina: latte, Coldiretti, Italia attende ancora ok UE a etichetta

A distanza di un anno dallo scandalo del latte contaminato alla melamina l’Italia attende ancora il via libera comunitario all’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte e
derivati fortemente sostenuto dalla Coldiretti e previsto dal Decreto del Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia al vaglio degli organismi comunitari dalla fine dell’estate. E’ quanto ha
affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini al vertice della piu’ grande organizzazione agricola italiana di Napoli in riferimento all’esecuzione della condanna a morte dei
responsabili dello scandalo della contaminazione del latte per bambini in Cina.

La sicurezza alimentare – ha sottolineato Marini – deve diventare una priorità per le Istituzioni a livello nazionale e comunitario affinchè non si verifichino piu’ scandali come
quello del latte contaminato alla melamina in Cina e diffuso in tutto il mondo. Il Decreto – sostiene la Coldiretti – è importante perché obbliga a indicare l’origine del latte
impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari, ma vieta anche l’impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi. Si stabilisce
chiaramente – precisa la Coldiretti – che il formaggio si fa con il latte e non con le polveri, ma regolamenta anche l’impiego di semilavorati industriali (cagliate) nella produzione di
formaggi e mozzarelle che dovrà essere indicato in etichetta. Oggi – prosegue la Coldiretti – tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in
etichetta e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere all’insaputa dei consumatori.

Si tratta di un inganno che è finalmente destinato a finire con l’Italia che – sostiene la Coldiretti – è leader europea nella qualità e ha il dovere di svolgere un ruolo
di leadership a livello comunitario dove porteremo il provvedimento fino in fondo.

Secondo l’indagine Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (97 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente
agricola contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale, ma in Italia la metà della spesa è ancora anonima. Il
pressing della Coldiretti ha portato all’obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, all’arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione
per le uova, all’obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, all’obbligo scattato il 7 giugno 2005 di
indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all’etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all’etichettatura di
origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008. Dal primo di luglio è arrivato anche l’obbligo di indicare l’origine delle olive impiegate nell’extravergine, ma molto
resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa – ha concluso la Coldiretti – l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve
vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.

L’ETICHETTA CON L’ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI

Cibi con l’indicazione di provenienza

Carne di pollo e derivati
Carne bovina
Frutta e verdura fresche
Uova
Miele
Passata di pomodoro
Latte fresco
Pesce
Extravergine di oliva

E quelli senza

Pasta
Carne di maiale e salumi
Carne di coniglio
Frutta e verdura trasformata
Derivati del pomodoro diversi da passata
Latte a lunga conservazione
Formaggi non dop
Derivati dei cereali (pane, pasta)
Carne di pecora e agnello

Fonte: Elaborazioni Coldiretti

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