Cia: un 2008 difficile per le imprese agricole
14 Gennaio 2009
L’annata agraria 2008 si è chiusa confermando tutte le difficoltà del settore e all’insegna di una disarmante continuità. Continuità
perché, nel complesso, non sono avvenuti episodi di particolare rilievo (in particolare le avversità climatiche) che hanno inciso sui livelli produttivi, o generalizzate
crisi di mercato. Disarmante proprio perché le tensioni che si sono manifestate su alcuni mercati mostrano un’agricoltura sempre più indifesa di fronte alla
globalizzazione dei mercati ed ai suoi effetti. E’ quanto emerso dalla conferenza stampa del presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che si
è tenuta oggi a Roma.
La produzione agricola dovrebbe registrare una situazione di stabilità (più 0,6 per cento in più rispetto al 2007); il valore aggiunto una lieve crescita
dell’1,2 per cento; i prezzi all’origine, su base tendenziale, una diminuzione del 6,9 per cento; gli investimenti un calo tra il 2 e il 2,5 per cento; i redditi degli
agricoltori una crescita del 2,1 per cento (che, tuttavia, non compensa il calo del 18,5 registrato negli ultimi otto anni), mentre i costi di produzione dovrebbero avere
un’impennata, sempre tendenziale, pari al 6,9 per cento. In ristagno anche consumi agroalimentari. Il numero degli occupati agricoli dovrebbe ulteriormente ridursi del 2,1 per
cento.
Le stime della Cia evidenziano, dal punto di vista produttivo, che le coltivazioni agricole dovrebbero avere una crescita pari all’1,3 per cento, con una performance dei cereali
(più 12 per cento), un discreto aumento per patate e ortaggi (più 2,8 per cento), le coltivazioni arboree, vite ed olivo, rispettivamente più 7 e più 10 per
cento. Male vanno le coltivazioni industriali, meno 18,7 per cento, soprattutto la barbabietola da zucchero, ed il comparto della frutta ed agrumi (meno 6,4 per cento).
Per quanto riguarda le produzioni zootecniche, fanno registrare un calo marcato (meno 2,8 per cento) i bovini e bufalini, cui si contrappone un andamento positivo dei suini, più
1,1 per cento, ed avicoli, più 7,3 per cento. Nonostante l’aumento di quota, si riducono dell’1,1 per cento le consegne di latte.
Per quanto concerne i mezzi correnti di produzione, sempre nel confronto tendenziale, emerge un aumento del 6,9 per cento. In particolare: sementi (più 0,9 per cento), concimi
(più 60,9 per cento), antiparassitari (più 3,5 per cento), energetici (più 6,15 per cento.
Con questi andamenti così differenziati, i costi correnti di produzione sono aumentati di più per i cereali (più 19,5 per cento), meno per gli ortofrutticoli, tra
il 6 ed il 10 per cento. Risultano, invece, in diminuzione per gli allevamenti (meno 5,45 per cento).
L’andamento divergente tra prezzi dei mezzi tecnici, soprattutto concimi, e prezzi all’origine rappresenta, ancora oggi, uno dei fattori di criticità per
l’intero settore agricolo e mette in seria crisi i margini di redditività delle imprese agricole. La ragione di scambio (il rapporto tra gli indici dei prezzi ricevuti
dagli agricoltori e quelli pagati per i mezzi correnti di produzione) che aveva superato la quota 100 tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, è discesa sotto quota 90
alla fine dell’anno.
Un quadro non certo positivo che viene, dunque, offuscato ulteriormente dall’andamento dei redditi che, nonostante la crescita del 2,1 registrata nel 2008, continua a mostrare
grandi difficoltà. E questo si riscontra analizzando i dati di Eurostat, che, nel medio periodo (2000-2008), evidenziano che il reddito per addetto in Italia perde 18,5 punti,
contro un incremento di 17,2 punti nella media Ue17 e 3,8 punti nella media Ue15.
L’andamento dei prezzi così difforme tra la prima e la seconda parte dell’anno ha avuto, ovviamente, un effetto sull’andamento dei prezzi al consumo.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) presenta una variazione tendenziale di più 2,2 per cento; i capitoli bevande alcoliche
e tabacchi, prodotti alimentari e bevande analcoliche registrano i maggiori incrementi, rispettivamente più 5,3 e più 4,3 per cento.
Negli ultimi due anni, il settore agroalimentare abbandona il tradizionale contributo al contenimento dell’inflazione. I maggiori rincari si sono verificati, su base tendenziale,
per gli oli di semi, più 24,1 per cento; per la pasta, più 22,1 per cento; per i cereali e farine, più 20,1 per cento; per il riso, più 11,3 per cento; per
gli ortaggi e legumi freschi e conservati, più 10,3 percento.
Uno degli indicatori dello stato di salute del “made in Italy” alimentare è l’andamento delle esportazioni. Da questo punto di vista, il 2008 ha fatto emergere
segnali positivi. Nei primi dieci mesi del 2008 le esportazioni hanno fatto registrare nel complesso un aumento un aumento del 4,3 per cento; le importazioni sono cresciute del 5,1 per
cento. Considerando i principali settori, le esportazioni hanno registrato gli incrementi maggiori per i prodotti petroliferi raffinati, per i prodotti dell’agricoltura
(più 11,5 per cento) e per i prodotti alimentari (più 11 per cento). Sul versante delle importazioni, i due comparti dell’agroalimentare hanno fatto registrare,
rispettivamente, più 7,7 e più 6,8 per cento.
Soprattutto per i prodotti dell’agricoltura, il dato dell’export non deriva tanto dall’aumento delle quantità (più 2,1 per cento) quanto dal valore medio
unitario (più 11,2 per cento).
L’agroalimentare italiano ha evidenziato una performance migliore rispetto al complesso dell’economia. L’Ue27 rappresenta l’area di riferimento, coprendo il 70
per cento degli scambi commerciali agroalimentari complessivi.
I principali comparti del nostro export sono le bevande, i derivati dei cereali, gli altri prodotti dell’industria alimentare, la frutta fresca ed i prodotti lattiero caseari che
rappresentano oltre la metà delle vendite complessive.
Nel 2008 si registra una buona crescita per la frutta fresca ed i derivati dei cereali che mostrano, rispettivamente, una variazione di più 20,4 e più 34,2 per cento. Sul
versante dell’import, i primi cinque comparti sono le carni fresche e congelate, i prodotti lattiero caseari, il pesce lavorato e conservato, gli altri prodotti
dell’industria alimentare, gli oli e grassi vegetali che rappresentano poco meno della metà degli acquisti complessivi. Oli e grassi vegetali e cereali hanno il maggiore
incremento nell’anno in corso (più 60 per cento).
Questi dati sull’annata agraria -afferma la Cia- ci portano ad un primo giudizio ed ad una considerazione. Il giudizio è che il previsto recupero su base annua del valore
aggiunto agricolo, più 1,2 per cento, dopo due annate negative, il 2005 ed il 2006, e la sostanziale stabilità del 2007, non deve trarre in inganno indurre a facili
ottimisti. Siamo, come visto, in una fase di assestamento al ribasso dei prezzi dei prodotti agricoli (e di stabilità in alto dei prezzi dei mezzi correnti di produzione). Ci
attende, dunque, un 2009 che, se risulteranno confermate queste tendenze, segnerà un nuovo segno negativo della ricchezza prodotta dagli agricoltori.
La considerazione è che si inseriscono sempre più manovre e comportamenti speculativi che aggravano le condizioni di instabilità dei mercati agricoli e di reddito
degli agricoltori.




