CIA: «è un vero crollo per i consumi di pasta e pane»

Gli aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari (più 3,4 per cento ad ottobre rispetto allo scorso anno), gonfiati da rincari selvaggi e speculazioni, hanno “tagliato” gli acquisti di
pasta (meno del 5,6 per cento) e pane del 6,2 per cento, a sottolinearlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori in merito ai dati resi noti oggi dall’Istat sull’inflazione.

La Cia evidenzia che gli aumenti registrati dagli alimentari negli ultimi mesi, rilevanti per alcuni settori, sono ingiustificati, poiché le quotazioni sul campo sono rimaste
stazionarie. Neanche la stessa crescita dei listini del grano sui mercati internazionali (nelle ultime settimane ci sono stati addirittura riduzioni delle quotazioni all’origine) ha potuto
determinare i forti rincari che si sono avuti per pane e pasta.

Questi incrementi -sottolinea la Cia- hanno causato una flessione media dell’1,5-2 per cento dei consumi agroalimentari. Oltre a pane e pasta, si sono avute, infatti, diminuzioni negli acquisti
domestici di frutta del 3,6 per cento, di ortaggi dell’1,7 per cento, dei lattiero-caseari dello 0,9 per cento.
E così la Cia rileva che i prezzi si “gonfiano” in maniera abnorme nei vari passaggi dal campo alla tavola. Una filiera troppo lunga e complessa che genera distorsioni e, spesso, aumenti
artificiosi. Un trend che in ottobre si è riscontrato in maniera tangibile proprio per i prodotti derivati dai cereali (in particolare pane più 10,3 per cento e pasta più
6,4 per cento), nell’ortofrutta (più 5,3 per cento) e nel settore lattiero-caseario (più 5 per cento).
La Cia, quindi, sottolinea l’attualità della sua iniziativa sul doppio prezzo. Con essa si vuole assicurare sia il produttore che il consumatore attraverso una corretta informazione sul
prezzo dal campo alla tavola. Insomma, una reale tracciabilità.
Nello stesso tempo, la Cia ripropone la costituzione, a livello nazionale e regionale, di Osservatori prezzi, partecipati dalle organizzazioni agricole. Questi, sulla base di metodologie
comuni, devono acquisire, per i più significativi prodotti, le quotazioni dei prezzi nelle diverse fasi, dall’azienda al consumo, e li devono diffondere in tempo reale come strumenti di
informazione per gli agricoltori, innanzitutto, e per i consumatori.

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