Nutrimento & nutriMENTE

Cenni: «È ora che il pane toscano abbia la sua Dop»

By Redazione

Firenze, 6 Ottobre 2007 – ‘Il pane toscano ha tutti i requisiti per ottenere la certificazione comunitaria, per questo la giunta regionale ha confermato il suo parere favorevole
all’istituzione di una Dop, Denominazione di origine protetta per il pane’.

Lo ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Susanna Cenni intervenendo al convegno sul pane organizzato nell’ambito di Boccaccesca, rassegna sui ‘prodotti e piaceri del gusto’ in corso a
Certaldo.

La Toscana aveva già pronunciato il suo sì alla Dop per il pane nel 2002, ma di recente è stata chiamata a confermare il suo parere a seguito di una modifica del quadro
normativo comunitario. ‘Ci sono – ha spiegato – tutti i requisiti fondamentali per ottenere la certificazione: dalla peculiarità delle sue caratteristiche (è il cosiddetto pane
‘sciocco’), al nesso con il territorio che lo esprime.

Non solo: il pane toscano rientra a pieno titolo tra i nostri prodotti di eccellenza ma con la peculiarità di riuscire a esaltare il sapore di tutti gli altri prodotti che fanno parte
della grande tradizione toscana, dall’olio, al prosciutto al pecorino, cioè a molti fra i 19 prodotti toscani che già si fregiano della Dop.’ L’assessore ha anche colto
l’occasione per fare il punto sulla situazione della filiera che conduce al pane a partire dall’ingrediente base, il grano: nel 2007 in Toscana sono stati coltivati circa 22mila ettari a grano
tenero, per una produzione complessiva di circa 822mila quintali di granella e una resa di circa 37 quintali a ettaro.

Numeri che continuano a indicare una diminuzione rispetto al passato: ‘Questo settore – ha detto – vive ancora un periodo di forte transizione tra un sistema molto condizionato dagli aiuti
comunitari e un sistema, quello nato dal cosiddetto disaccoppiamento, più orientato al mercato. E’ una fase delicata, ma che potrebbe comunque produrre risultati positivi specie se,
invece che in una logica di settore, si lavorerà di più in un ambito di filiera, realizzando accordi tra le fasi della produzione, della molitura, della trasformazione e della
commercializzazione. E’ a questo obiettivo che abbiamo destinato importanti fondi nell’ambito del nuovo Piano di sviluppo rurale’. Per quanto riguarda il capitolo aumenti del prezzo del pane,
l’assessore ha evidenziato come effettivamente vi sia stata anche come componente, un aumento del prezzo dei cereali che però, a suo avviso, ha inciso in minima parte sui rincari.
‘Occorre evidenziare – ha spiegato – che il costo della materia prima incide mediamente sul prezzo del pane e della pasta solo per il 10-13%: un chilo di grano tenero costa 29 centesimi di
euro, la stessa quantità di farina 45-50 centesimi, mentre un chilo di pane, a seconda dei punti vendita e in base alla qualità del prodotto tra 1,5 e 3 euro’.

Massimo Orlandi

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