Cavallera (FI): «aumenta la burocrazia a carico delle imprese»

By Redazione

Torino – «Invece di semplificare la burocrazia per le imprese si continua complicarla, come è accaduto con il decreto del governo Prodi sulle dimissioni volontarie
dei lavoratori».

Ugo Cavallera, consigliere regionale di Forza Italia, ha presentato un’interrogazione alla Giunta Bresso per conoscere quale sia la posizione della Regione, dopo le numerose segnalazioni degli
imprenditori circa l’aggravio di incombenze burocratiche legato all’attuazione del decreto interministeriale del 21 gennaio scorso, entrato in vigore il 5 marzo.

«Il leader del Pd ha lanciato lo slogan «Un impresa in un giorno», ma intanto il governo sorretto dal medesimo partito continua ad approvare norme penalizzanti – spiega
Cavallera. In pratica un lavoratore che intende dimettersi dalla propria azienda deve utilizzare un modulo certificato, da presentare prima ai Centri per l’impiego poi al datore di lavoro. Il
motivo è quello di evitare la pratica illecita delle dimissioni in bianco, firmate dal dipendente prima dell’assunzione. Ma per prevenire un fenomeno che in Piemonte sembrerebbe
abbastanza limitato, si complica in modo incredibile la procedura di dimissioni dal lavoro».

Cavallera chiede di conoscere quali oneri, per l’adeguamento delle strutture, ricadranno sul sistema dei Centri per l’impiego e sugli uffici pubblici abilitati quali «intermediari»,
che possono ricevere i moduli di dimissioni.

«Si parla tanto di utilizzo le tecniche info-telematiche – aggiunge il consigliere azzurro – ma in questo caso si poteva ricorrere a un meccanismo molto semplice, peraltro suggerito dal
mondo dell’impresa. Niente di rivoluzionario: la possibilità di scaricare da Internet un modulo non falsificabile, con tanto di data e ora che non possano essere modificate. Il
lavoratore avrebbe potuto utilizzare questo sistema, presentando il modulo direttamente al datore di lavoro. Ci sarebbe stato un giro vizioso in meno, e si sarebbe data la stessa garanzia di
rispettare la legge, tutelando il lavoratore rispetto a pressioni indebite».

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