Case popolari, Scotti: «SUNIA difende privilegi»

«A quanto pare il Sunia, unico tra i sindacati degli inquilini, sembra preoccupato di tutelare certi vecchi privilegi e non di garantire una vera equità sociale» lo afferma
l’assessore alla Casa della Regione Lombardia, Mario Scotti, in replica alle considerazioni fatte da esponenti del Sunia.

«Per dare una casa popolare a chi ne ha davvero bisogno – spiega Scotti – la legge regionale prevede che non ne abbiano più diritto quelli che godono di un maggior benessere. E
nello stabilire lo stato economico effettivo di una famiglia consideriamo non solo il reddito da salario, ma anche se il soggetto ha altre case di proprietà, se è proprietario di
azioni o fondi di investimento. O viceversa, il numero dei figli e delle persone a carico. Sfido chiunque a contestare l’equità di questo criterio».

«La legge – spiega Scotti – prevede infatti l’applicazione dell’ISEE (indicatore Socio Economico Equivalente) per misurare l’effettiva situazione economica delle famiglie, tenendo conto
del reddito netto, del numero dei componenti della famiglia e del patrimonio posseduto che non viene considerato per intero, ma al 3,95% per i soldi contanti e i titoli di stato e al 20% per
quanto riguarda il patrimonio immobiliare».
E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, che queste nuclei, fino ad oggi, specialmente se abitano in periferie e in case recenti, hanno pagato sempre molto di più rispetto a chi, invece,
anche se più facoltoso, abita in centro città.

«Il Sunia – fa notare l’assessore Scotti – propone invece di fissare una franchigia di 70.000 euro: cioè per il maggiore sindacato degli inquilini chi possiede una simile cifra
avrebbe il diritto ad essere trattato allo stesso modo di chi ne possiede solo 500?. Non mi pare una proposta accettabile».

ABUSIVI – Anche per quello che riguarda gli abusivi, la legge regionale obbliga ALER e Comuni a predisporre entro fine febbraio un piano per la sicurezza degli immobili occupati. Chi è
attualmente occupante abusivo dovrà lasciare l’alloggio.
«Il vero obiettivo del Sunia – evidenzia Scotti – è quello di creare commissioni a livello comunale, i cui componenti siano proposti da partiti e sindacati, con il potere di
decidere chi, anche se occupante, può rimanere e chi no. In Regione Lombardia non funziona così. Ci sono regole certe valide per tutti, e nessuno spazio per i soliti
giochi».

Infine, Scotti ricorda anche che la legge prevede già meccanismi di flessibilità ed adeguamento alle situazioni locali. Ad esempio, il costo base delle case che il Sunia si
affretta a definire «valore truffa» è un costo di riferimento e proprio i sindacati con Comuni e Aler possono modificarlo del 20%.
«Basta studiare un po’ – conclude Scotti -. Certo, se uno non lo fa preferendo invece fomentare la gente a prescindere dal loro bisogno solo per coltivare le tessere, non fa una gran
bella figura!».

AREA DELLA DECADENZA: SOGLIE DI REDDITO

La nuove legge prevede che una famiglia decada «dal diritto» se ha un Isee superiore a 28.000 euro e cioè:
1) famiglie formate da una sola persona con un reddito netto di 28.000 euro l’anno, detratte anche le spese mediche;
2) famiglie formate da 2 persone con un reddito netto di 38.860 euro l’anno, detratte anche le spese mediche;
3) famiglie formate da 3 persone con un reddito netto di 46.760 euro l’anno, detratte anche le spese mediche e
4) famiglie formate da 4 persone con un reddito di 53.200 euro netti all’anno, detratte anche le spese mediche.

E ancora, se ha un patrimonio di:
– 66.000 euro se formata da 1 componente;
– 72.840 euro se formata da 2 componenti;
– 78.060 euro se formata da 3 componenti;
– 80.400 euro se formata da 4 componenti.

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