Carne di cane. Così si uccide e muore in Vietnam

Carne di cane. Così si uccide e muore in Vietnam

By Redazione

Come molti paesi asiatici, il Vietnam del Sud è terra di contraddizioni.

Da una parte i nuovi modi di vivere all’occidentale, dall’altra le vecchie tradizioni.
Fasce di benessere si contrappongono a zone di reddito infimo.
La presenza di gruppi di pressione e le difficoltà delle autorità.

Tutto questo si fonde e si manifesta nelle lotte per il mercato (nero) alimentare dei cani: le “dog wars”, come le definisce l’Associated Press.

Nelle zone urbane, è consistente un sentire europeo-americano, che vede gli animali come membri della famiglia, utili per la compagnia o per la protezione. Tuttavia, rimane forte la
concezione dei cani come animali d’allevamento, di cui è lecito (e gradito) consumare la carne. La loro carne viene preparata in molti modi, con i ristoranti che la offrono sotto forma
di arrosto, lesso e zuppa. Il barbecue, poi, diventa calamita di buona fortuna e prosperità se viene fatto alla fine di ogni mese lunare.

Per ottenere il loro piatto preferito, i consumatori sono disposti a pagare profumatamente e non farsi troppe domande sull’origine dell’animale macellato.

Risultato, il Paese asiatico è diventato teatro di un mercato nero, con i cani sottratti a i proprietari e venduti  a privati tanto quanto a locali pubblici.

In primis, tale attività e redditizia: la vendita di un cane di 20 kg può fruttare l’equivalente di 80 dollari, quanto lo stipendio-tipo dell’operaio.

Inoltre, le conseguenze legali sono limitiate, per la scarsità di mezzi della polizia tanto quanto per i limiti del sistema. Secondo il diritto vietnamita, l’addebito scatta solo se il
il valore del furto è di almeno 2 milioni di dong, ovvero circa 70-80 dollari, soglia molto difficile da oltrepassare. Allora, quasi tutti rinunciano a presentare denuncia e chiedere
giustizia.

I limiti del diritto provocano inoltre regolamenti di conti fai-da-te (le dog wars) tra proprietari dei cani e derubati. Nessuna delle due parti ha remore o pietà.

Nella provincia di Sonc Tranc, due ladri (soprannominati dognappers) hanno accalappiato un cane prima di finirlo a colpi di balestra. Inseguiti dal proprietario del quattro zampe, lo hanno
freddato con la stessa arma.
A Nthe An, ad aver la peggio è stato il delinquente. Inseguito da un gruppo di cinofili è stato picchiato a morte. Il suo corpo è stato bruciato e lasciato ai bordi della
strada come monito per colleghi ed imitatori.

Eppur (qualcosa si muove). Negli ultimi anni, si è costituto un movimento d’opinione, composto da associazioni animaliste, di veterinari e gruppi per la legalità. Loro obiettivo,
premere sulle autorità per leggi più severe e convincere la popolazione che i cani non sono bocconcini prelibati, ma esseri viventi meritevoli di diritti ed attenzione.

Il loro è un compito molto difficile, reso ancora più complicato dalla vicinanza della Thailandia, dove la carne di cane è ancora più apprezzata. Solo in agosto, la
polizia ha sequestrato gabbie con 1800 cani, rapiti e pronti per essere spediti oltre frontiera a caro prezzo. Le dog wars sono sanguinose ma rendono bene.

FONTE: Mike Ives “Dognappers spark deadly violence across Vietnam”, Associated Press 3/10/011

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non
necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti
accreditate e/o aventi titolo.

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD