Caldaie tra efficienza e sicurezza. Attenti al «trucco» dei controlli
29 Novembre 2007
Si presentano nelle case, senza preavviso, spacciandosi per la squadra della protezione civile del Comune, incaricata di controllare gli impianti termici, inutile dire che le amministrazioni
sono estranee ai fatti. Da un paio di mesi le offerte di manutenzione delle caldaie incalzano, e chi non ha ancora provveduto si sente colpevole e braccato. Il check up annuale è
obbligatorio, dicono molti manutentori. Bluffando.
Come la bombola del gas, che finisce quando stai per cominciare a cucinare, la caldaia ti pianta in asso nei momenti meno opportuni. Magari alla vigilia di Natale, quando gli ospiti sono in
arrivo e trovare un manutentore è impossibile. Inconvenienti a parte, un impianto termico trascurato inquina, consuma di più, gonfia la bolletta del gas e qualche volta uccide.
Sottoporlo alle cure preventive di un bravo tecnico, insomma, è necessario. Non si discute. Ma se, come e quando farlo non lo decide la legge, né il manutentore di turno.
Come il tagliando dell’automobile – Chiarisce Pieraldo Isolani, responsabile del settore Energia e ambiente di Adiconsum: “Per la sicurezza non c’è alcuna frequenza obbligatoria
da rispettare. Bisogna osservare quanto prescrive il produttore nel libretto delle istruzioni. Funziona esattamente come con il tagliando dell’automobile. Se seguo le indicazioni del
produttore, è più probabile che il mio veicolo sia sicuro ed efficiente. Se, però, mi chiedono 500 euro per un tagliando, decido io se e quando farlo. Non è
obbligatorio. Lo stesso vale per la caldaia individuale”.
A livello associativo, tra i produttori di caldaiette non è emersa alcuna raccomandazione di appiattirsi a indicare una frequenza di controlli obbligatori uguali per tutti. Ogni azienda,
quindi, continuerà a fare la propria politica: del resto, per prodotti diversi, è logico dare indicazioni diverse.
“Mi piace poco pensare che devo fare il controllo perché lo impone la legge”, dice Giampiero Colli, già segretario di Assotermica e ora responsabile del settore Coaer sul
condizionamento. “L’importante è avere un rapporto di fiducia con il manutentore, così come lo si ha con il meccanico, a cui si affida l’auto per un controllo generale. Il
problema è che certi manutentori se ne sono approfittati. Come degli esattori delle tasse, passavano a ritirare e magari neanche facevano un controllo a dovere”. Poi, il rappresentante
dell’industria richiama un tema spinoso: “È nei primi anni che si vede se un apparecchio va o no. Quella che chiamiamo la mortalità dei prodotti si scopre all’inizio: se è
una caldaia è nata male viene fuori subito. Fare la prima manutenzione dopo 4 anni può significare scoprire che hai usato una caldaia difettosa, che consuma più del
previsto, che inquina troppo”. E a quel punto, addio riparazione gratuita in garanzia.
I controlli obbligatori – Il discorso cambia per i controlli periodici dell’efficienza energetica degli impianti. La legge (192/2005) incarica le Regioni di eseguirli con la
periodicità che ritiene più opportuna. Ma prescrive una frequenza minima. Gli impianti termici di potenza superiore a 35 kW, vale a dire i centralizzati, passano l’esame ogni
anno; quelli più piccoli (salvo che siano alimentati a combustibile solido o liquido, obbligati al controllo annuale), sono soggetti a una cadenza articolata in funzione
dell’anzianità di servizio dell’apparecchio: ogni 4 anni, per i primi 8 di funzionamento; poi, ogni 2 anni. In pratica, un impianto appena installato, passato il collaudo, va ispezionato
dopo 4 anni; poi dopo altri 4.
Questi controlli obbligatori, meglio ripeterlo, servono a verificare l’efficienza energetica e a prestare l’eventuale manutenzione necessaria a ripristinare la regolarità dell’impianto.
Per prassi, tuttavia, la loro frequenza detta anche i tempi della manutenzione ordinaria, percepiti come obbligatori.
Per questo, Pieraldo Isolani rincara la dose: “Le Regioni ora cerchino di rispettare le previsioni della norma nazionale, evitando di cedere alla lobby degli artigiani”. Che incassa
“automaticamente” in media 100 euro l’anno per ciascuna dei circa 11 milioni di caldaiette, senza contare gli impianti condominiali.
In Lombardia, l’auspicio è stato in parte raccolto. Da quest’anno, le verifiche sulle caldaiette sono biennali. Più fedele allo spirito della legge è la scelta
dell’Emilia-Romagna, che nelle linee guida prevede la doppia cadenza di 4 o 2 anni, in funzione dell’età dell’impianto. Anche se mancano all’appello ancora moltissime Regioni (sebbene i
tempi per decidere siano scaduti a ottobre), le prime mosse sembrano ridimensionare le entrate finora assicurate ogni anno ai manutentori. Poco soddisfatti.
Dice Moreno Barbani, responsabile della Cna settore Installatori e impiantisti dell’Emilia-Romagna. “Chi ha scritto il 192 non aveva una linea di ragionamento chiara, perché il
provvedimento è contraddittorio. I tempi della manutenzione sono dettati dal costruttore dell’impianto o dell’apparecchio. Quindi, non si tratta di controlli obbligatori ogni anno od
ogni 4. Ma in molti casi queste informazioni non esistono, neanche per le caldaie nuove. La conseguenza di tutto ciò è la confusione del cittadino”.
Poi, sugli interessi di categoria, Barbani spiega meglio: “La norma parla soltanto di efficienza energetica, poi però chiede al manutentore di compilare l’allegato, precisando
informazioni specifiche sull’impianto. Altro problema è che, se si volesse rispettare il 192, si dovrebbe fare solo il controllo dell’efficienza e decidere sulla base del risultato se
è necessario fare anche la manutenzione. Così, il manutentore dovrebbe andare nelle case senza sapere cosa fare”.




