BCE: la crescita potrebbe rallentare

La crisi dei mercati finanziari, il basso livello di fiducia, i rincari del petrolio e delle materie prime e le spinte protezionistiche fanno sì che “le prospettive di crescita” dei
Paesi dell’area euro “siano soggette a rischi verso il basso”, lo ha reso noto la BCE nell’ultimo bollettino mensile, che, analizzando anche le prospettive di medio periodo per la
stabilità dei prezzi, ha sottolineato che “sono soggette a rischi verso l’alto”. Secondo quando evidenziato dall’Eurostat, infatti, ad ottobre si è realizzato un “marcato
incremento” del tasso di inflazione, che la Banca Centrale Europea spera “non incida sulle aspettative di inflazione a medio-lungo termine”.

La maggiore tra le cause del aumento dell’inflazione al consumo è la “forte pressione al rialzo” esercitata dai rincari dell’energia, che sono stati “acuiti dagli ulteriori cospicui
rincari, osservati di recente, del greggio, delle materie prime non petrolifere e, in particolare, dei beni alimentari”.
La stabilità dei prezzi, inoltre, potrebbe essere minata da una dinamica salariale “più vivace rispetto alle attese correnti” e da “un maggior potere delle imprese nel determinare
i prezzi in segmenti di mercato a bassa concorrenza”.
Secondo la BCE è necessario mantenuta sotto controllo la crescita dell’euro che, pur essendo stata favorita da alcuni fattori straordinari, “richiede un’osservazione molto attenta,
finalizzata da un lato a individuare le tendenze di fondo, dall’altro a comprendere meglio la dinamica di breve periodo”.
In merito all’offerta di credito, la BCE ha rilevato che “il tasso di crescita dei prestiti bancari alle famiglie e alle società non finanziarie è rimasto sostenuto negli ultimi
mesi” e che, dunque, “non vi è stata una contrazione”.
Comunque, la Banca Centrale Europea ha sottolineato che, “data la protratta incertezza, occorrono altre informazioni prima di pervenire a ulteriori conclusioni per la politica monetaria”, fermo
restando che sono necessarie “riforme volte a rafforzare gli incentivi per singoli e imprese a investire in capitale umano”, poichè “tendono ad accrescere nel complesso la domanda di
lavoro e la produttività”.

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