Basta insozzare centri storici, borghi e piazze d’Italia

 

La mia precedente lettera della settimana, che plaudiva all’iniziativa del sindaco di Lucca di limitare, nel centro storico della città, nuove aperture di ristoranti e
punti di vendita di cibi non italiani ma di diverse altre etnie, ha scatenato molte reazioni, (l’80% favorevoli all’iniziativa , il 20% contro con feroci insulti che vanno
dallo sporco razzista, al fascista, al bieco nazista). E questa mia presa di posizione ha innescato su tutti i giornali italiani un «tormentone» mediatico. (da La Stampa al
Corriere della Sera e centinaia di giornali on line)

Io continuo a sostenere che nei centri storici delle città, paesi e borghi sia da vietare assolutamente ogni e qualsiasi insediamento di ristoranti e punti di vendita che
propongono cibi e cucine diverse da quella italiana e tradizionale del territorio.

Vi immaginate cittadine, comuni e borghi meravigliosi quali:

Orta San Giulio, Apricale, Ricetto di Candelo, Neive, Vipiteno, Chiavenna, Varenna, Chiusa, Poffabro, Asolo, Arquà Petrarca, Dozza, Castellano, Lagusello, Gradara, Moresco, San
Ginesio, Poppi, Castiglion del Lago, Visso, Bevagna, Civita di Bagnoregio, Sperlonga, Collalto Sabino, Montefalco, Castel di Tora, Scanno, Furore, Acerenza, Casalmezzano, Cisternino,
Otranto, Scilla, ecc.ecc.

Invasi da venditori di kebak, tortilla, sushi, risi indiani, hamburger, ecc. riducendo luoghi incantati a casbah/suk che generano anche venditori di tappeti, collanine, borse taroccate
e writer scatenati?

Nessuno vuol vietare nulla, tutti liberi di aprire ristoranti etnici in ogni parte d’Italia, ma rigorosamente fuori dai centri storici. In regola con le leggi sanitarie, orari di
apertura/chiusura e tutto quanto prevedono le Leggi. I nostri bellissimi centri storici siano palcoscenico ideale della grande cucina regionale italiana.

Attilioscotti.com
attilioscotti@bluewin.ch

Pubblichiamo anche la lettera di questa settimana ma non possiamo condividere totalmente il pensiero di Attilio Scotti. Noi siamo per l’equilibrio ed il buonsenso.

Riteniamo che il libero mercato dia l’opportunità a tutti di presentare il proprio prodotto, sia a casa propria che all’estero. L’importante è rispettare
le regole e le tradizioni del paese in cui si vuole operare. Ben vengano quindi i ristoranti cinesi o i Kebab anche nei centri storici ma «contingentati» per non creare
sovraffollamento. Ovviamente però è il legislatore che deve pensare a risolvere il problema. Forse una soluzione potrebbe essere quella di individuare e salvaguardare quei
«centri storici» e quegli «angolini» che sono simbolo della vera tradizione locale e considerarli «patrimonio dell’umanità».

Siamo sicuri che sia la strada giusta? Facciamo ripartire l’economia a livello mondiale e facciamo in modo che le risorse siano distribuite in maniera più equilibrata:
forse i vari problemi si risolveranno.

La redazione di Newsfood.com

 

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