Avviata seconda serie di Living Lab

La seconda serie della Rete europea dei Living Lab (ENoLL) è stata lanciata in occasione di un’iniziativa della Presidenza portoghese tenutasi a Bruxelles, in seguito al quale il numero
complessivo dei membri di ENoLL è salito 51.

Il concetto di Living Lab è stato studiato allo scopo di promuovere l’innovazione garantendo la partecipazione di tutte le parti interessate, compresi gli utenti finali, all’intero
processo di ricerca e sviluppo. Come ha spiegato al Notiziario CORDIS uno dei partecipanti alla conferenza, il coinvolgimento degli utenti finali rende più impegnative le fasi iniziali
dello sviluppo di un prodotto o servizio, in quanto gli utenti esprimono i propri desideri e i ricercatori ne chiariscono le possibilità di realizzazione tecnica o logistica. Tuttavia,
il coinvolgimento degli utenti finali nelle prime fasi del processo fa risparmiare tempo negli stadi successivi del medesimo, in quanto i ricercatori acquisiscono una maggiore comprensione di
quello che gli utenti vogliono o si aspettano.

Quest’ultimo punto è fondamentale. Come ha precisato Kari Mikkel di ENoLL Nordic, una quota tra il 70% e l’80% dei nuovi prodotti e servizi non raggiunge i risultati sperati non per una
carenza di tecnologie avanzate, bensì per una mancata comprensione delle esigenze degli utenti.

La prima tornata di Living Lab era stata lanciata un anno fa dalla presidenza finlandese del Consiglio dell’UE. La Finlandia ospita sette Living Lab europei, più di qualsiasi altro
paese, e le sue aziende, organizzazioni di ricerca, autorità pubbliche e cittadini sembrano aver abbracciato senza alcuna esitazione il concetto dei Living Lab.

Secondo Kari Mikkel, alle società piace testare i propri prodotti nei paesi nordici, «perché i cittadini sono ben disposti a provare e sperimentare nuovi prodotti e
servizi».

Il gigante della telefonia mobile Nokia collabora con i Living Lab dai primi anni duemila. Veli-Pekka Niitamo è il direttore della ricerca operativa nonché presidente
dell’équipe che si occupa del portafoglio prodotti dei Living Lab europei. Invitato a esprimere un parere riguardo a nuovi progetti di Living Lab, ha risposto che i primi tentativi della
Nokia in tal senso sono stati troppo orientati alla logica aziendale, mentre i progetti dovrebbero concentrarsi principalmente sull’utente.

«Ci siamo resi conto che ci dev’essere una piattaforma totalmente aperta per la creazione di nuovi servizi e che i grandi attori industriali non dovrebbero essere il motore di tali
piattaforme né investire in esse, in quanto volevamo veramente ottenere una visione incentrata sull’utente per la creazione di prodotti e servizi», ha riferito al Notiziario
CORDIS.

Uno dei Living Lab recentemente approvato è il Laurea Living Lab, incentrato sull’Università Laurea di scienze applicate con sede in Finlandia. Sari Sarlio-Siintola è una
dei partecipanti a tale iniziativa e ha le idee chiare sugli obiettivi del progetto.

«In primo luogo, è un modo per imparare le migliori prassi in termini di metodi, strumenti e modelli imprenditoriali dei living lab», ha fatto presente al Notiziario CORDIS.
«In secondo luogo, è un’opportunità per trovare possibili cooperazioni europee per i nostri progetti e infine è un canale per consentire alla nostra impresa di
penetrare nel mercato europeo.»

Per quanto riguarda il futuro, c’è la speranza diffusa che la presidenza slovena dell’UE lanci la terza serie di Living Lab europei nella prima metà del prossimo anno. Il paese
è un sostenitore entusiasta del concetto e ha più Living Lab di qualsiasi altro nuovo Stato membro.

Nel frattempo, cresce l’interesse internazionale per il concetto, in particolare nelle economie asiatiche in rapida crescita. Veli-Pekka Niitamo ritiene in particolare che la Cina disponga dei
mezzi per investire in tali piattaforme e tradurle in realtà.

«Il potenziale giro di affari da conquistare nel mercato cinese e le opportunità di cooperazione con il settore pubblico sono così vaste che andrebbero sfruttate non solo da
Nokia, ma da tutti gli attori dei Living Lab europei», ha osservato.

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