Aumenta ancora import petrolio, necessario il nucleare

By Redazione

«Il buon andamento delle esportazioni, cresciute nei primi 4 mesi dell’anno verso i paesi extra Ue del 13,4% non basta più a compensare l’import di prodotti energetici che nel
primo quadrimestre del 2008 è aumentato del 5%, rispetto al 2007.

Oggi l’import di petrolio e gas rappresenta di fatto oltre un terzo (35,2%) dell’import totale italiano, un’anomalia che pesa sulla nostra bilancia commerciale, risultata in
deficit di 8,7 miliardi di euro, peggiorata rispetto ad aprile dello scorso anno di 400 milioni di euro». È quanto afferma Adolfo Urso, sottosegretario allo
sviluppo economico commentando i dati diffusi dall’Istat sull’interscambio commerciale con i paesi extraeuropei, secondo cui «solo un piano tempestivo di ritorno al nucleare può
rendere competitivo il Sistema Italia».

«La riprova» prosegue Urso «è che il saldo commerciale italiano verso i Paesi extra-Ue, esclusi i minerali energetici, è risultato nel
periodo gennaio-aprile 2008 positivo per ben 11,7 miliardi di euro, superiore di 4,3 miliardi rispetto al periodo gennaio-aprile dello scorso anno
.

«Il progetto del governo di ritorno all’atomo, avanzato dal Ministro Scajola» – prosegue Urso, relatore nella scorsa legislatura del pdl sul nucleare –
«è quindi la soluzione più giusta per sostenere le imprese e le famiglie che oggi pagano il 45% in più di bolletta energetica rispetto alla media europea». Il
sottosegretario ricorda, poi, come «negli anni Sessanta l’Italia era la terza potenza al mondo per quanto riguarda il nucleare civile, un primato perso dopo il referendum del 1987, mentre
oggi tutti i nostri competitori utilizzano il nucleare e anche Algeria e Libia hanno firmato accordi per la realizzazione di centrali nucleari».

«Non c’è bisogno di andare sino in Giappone e nemmeno negli Stati Uniti o in Canada, Cina, India o Russia, è sufficiente restare nella nostra Europa, spostarsi di poco
più di cento chilometri da Bolzano, Torino o Trieste, per studiare e capire come si possa tranquillamente vivere accanto ad una centrale nucleare senza quella paura che esponenti della
sinistra continuano ad alimentare. In Francia vi sono 59 centrali nucleari, in Svizzera 5, in Germania 19 ed una persino nella piccola Slovenia, e anche l’Italia finalmente grazie al governo
Berlusconi molto presto riavrà le sue centrali. Quello energetico è un problema strutturale del nostro paese e come tale va quindi affrontato».

Il sottosegretario infine sottolinea che i dati di aprile sull’interscambio commerciale con i paesi extraeuropei evidenziano come «il made in Italy stia progressivamente cambiando rotte
commerciali, spostandosi sempre più verso i nuovi mercati dove si registra un vero e proprio boom del nostro export: Russia ( 42,2%) e Cina ( 28,4%). Un campanello d’allarme invece
arriva dal mercato statunitense che ha registrato una flessione del 4,6%, dovuta essenzialmente al supereuro, e per il quale è pronto un piano di promozione straordinaria attraverso
l’Ice».

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