Audizione in Senato. Confesercenti: pressione fiscale troppo elevata”

Nel corso di una audizione presso le Commissioni Finanze e Lavoro del Senato la delegazione della Confesercenti ha esposto le proprie posizioni su fisco e contributi: «il prelievo
tributario in Italia e’ sopra la media europea, occorre iniziare una politica di riduzione effettiva della pressione fiscale, sia pure graduale, su imprese e famiglie.

La legge finanziaria 2008 ha valenza fortemente redistributiva sul piano fiscale ma esistono dei rischi, come quello che al fine di garantire l’invarianza fiscale si tolgano risorse a tante pmi
a favore di imprese più strutturate.
La Confesercenti ha inoltre, sulla questione degli scontrini fiscali, giudicato positivamente le correzioni inserite nella Finanziaria che però vanno ulteriormente migliorate ad esempio
individuando una soglia minima di valore al di sotto della quale, pur scattando la sanzione pecuniaria, non operi il provvedimento di chiusura dell’esercizio. Va inoltre rilevato -sostiene
Confesercenti – che non e’ accettabile la spettacolarizzazione di certi interventi mentre non c’e’ altrettanto rigore nei confronti di quelle aziende che agiscono con criteri di concorrenza
sleale e nell’azione di contrasto del sommerso.

La Confesercenti propone allora che le maggiori entrate del 2008 siano destinate non solo a ridurre il carico fiscale del lavoro dipendente ma anche ad abbattere quello delle pmi
«premiando» in particolare quelle imprese che si dimostreranno più virtuose sul piano fiscale.
Quanto al livello delle aliquote fiscali la Confesercenti ritiene « doveroso riportare la prima aliquota al 20% senza che venga abbassato il livello di reddito del primo scaglione di
imposta e ciò costituirebbe anche una semplificazione e razionalizzazione del sistema.
Sul pian contributivo la Confesercenti ha osservato fra l’altro che il prelievo in Italia e’ il 12,% del Pil , ovvero due punti in più della media dell’Europa a 15.
Inoltre «l’aumento del gettito conseguito negli anni passati si è concentrato in larga parte sul lavoro autonomo i cui contributi sono passati dallo 0,5% della fine Degli anni ’70
a poco meno del 2% del pil del 2006.»

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