Assolatte chiede una più equa ripartizione delle quote latte

Milano – In vista del prossimo Consiglio dei Ministri agricoli dell’UE del 17 marzo, durante il quale si decideranno gli aumenti delle quote latte, Assolatte ribadisce la
necessità per il sistema lattiero caseario nazionale di avere più latte italiano, diminuendo così la dipendenza dall’estero e limitando le tensioni sul mercato.

«Nonostante da molti anni l’Italia paghi multe salatissime perché produce circa il 6% più di quanto le è stato assegnato – dichiara il Presidente di
Assolatte, Giuseppe Ambrosi – siamo costretti ad importare ogni anno 1,5 miliardi di litri di latte, mentre altri Paesi non arrivano neanche ad usare tutta la loro quota.»

Solo negli ultimi tre anni il prelievo pagato dal nostro Paese è stato di circa 500 milioni di euro (l’80% di quanto complessivamente versato in Europa): mille miliardi di vecchie lire
sottratti ad un Paese che non ha mai contribuito a creare eccedenze. Risorse che sarebbero state di enorme utilità per un recupero di competitività del settore.

«Un aumento del 2% uguale per tutti gli Stati europei non è quindi equo – spiega Ambrosi – perché per l’Italia significa continuare a rimanere deficitaria
rispetto al proprio fabbisogno interno.»

Sarebbe quindi necessario che ci venisse riconosciuto il diritto a produrre almeno quello che storicamente produciamo, rendendo più equa la ripartizione della produzione complessiva tra
i Paesi europei. Senza dimenticare che una maggior disponibilità di latte permetterebbe di limitare le tensioni di mercato che si sono registrate negli ultimi mesi.

«Se non sarà possibile ottenere aumenti diversificati – aggiunge il Presidente di Assolatte – bisognerà almeno insistere per ottenere meccanismi di perequazione
comunitaria, evitando di dover versare il prelievo se in Europa non si registrano eccedenze».

«Come possiamo valorizzare al meglio il made in Italy e i grandi formaggi della tradizione italiana – conclude Ambrosi – e come possiamo essere più efficienti e
competitivi se non siamo neanche liberi di produrre il latte di cui abbiamo bisogno?»

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