Assenze per adozioni nazionale e internazionale

D: Se il lavoratore dipendente è alle prese con un problema di adozione o di affidamento preadottivo quali e quante assenze sul lavoro sono tutelate dalla legge per giustificare
assenze dal lavoro?

R: La Finanziaria 2008 (legge n. 244/2007) è intervenuta sul testo unico della maternità/paternità (D.Lgs. n. 151/2001), in particolare sugli artt. 26 (sostituito) e 27
(abrogato) per il congedo di maternità e sugli artt. 36 (sostituito) e 37 (abrogato) per il successivo congedo parentale.
Con Circolare del 4 febbraio 2008, n. 16, l’Inps è intervenuto a fornire chiarimenti sul congedo di maternità.
In particolare in caso di adozione nazionale, la lavoratrice che adotta un minore ha diritto di astenersi dal lavoro per cinque mesi, qualunque sia l’età del minore al momento
dell’adozione, quindi anche se ha superato i sei anni. Il congedo spetta per intero anche se nel frattempo il ragazzo supera i 18 anni di età.
I cinque mesi – che devono comprendere anche il giorno di ingresso del minore in famiglia e quindi sono per l’esattezza cinque mesi e un giorno – decorrono dal giorno successivo all’effettivo
ingresso del minore in famiglia.

Per quanto attiene alle adozioni internazionali la lavoratrice che adotta il minore straniero ha le stesse regole: cinque mesi e un giorno di assenza dopo l’ingresso del minore in Italia, come
risulta dall’autorizzazione rilasciata dalla commissione per le adozioni internazionali.
Il congedo può essere fruito in parte anche prima dell’ingresso del minore in Italia per consentire alla donna di restare all’estero per procedere agli adempimenti relativi alla
procedura di adozione.
Nel caso che la donna non richiede il congedo per questo periodo antecedente, può assentarsi dal posto di lavoro senza indennizzo e retribuzione.
I periodi esteri sono certificati dall’ente che cura la procedura di adozione e questo documento va presentato in allegato alla domanda di congedo.
In caso di affidamento la lavoratrice che prende in affidamento un minore (affidamento non preadottivo) ha diritto al congedo per tre mesi da prendere – in modo continuativo o frazionato –
entro i cinque mesi dalla data dell’affidamento. Quindi non si guarda all’età del minore, che può avere anche più dei sei anni.

Con la citata circolare n. 16 del 2008 l’INPS ha chiarito che il congedo di paternità spetta – per tutta la durata del congedo di maternità o, a seconda dei casi, per la parte
residua – al padre lavoratore dipendente nei seguenti casi: decesso o grave infermità della madre; abbandono del figlio da parte della madre, affidamento esclusivo del piccolo al padre,
rinuncia al congedo da parte della madre che preferisce far assentare il marito (ovviamente si tratta di coniugi entrambi lavoratori dipendenti).
Per quanto attiene al congedo parentale i genitori adottivi e affidatari possono, analogamente a quelli biologici, chiedere il congedo parentale entro i primi otto anni dall’ingresso del minore
in famiglia, indipendentemente dall’età del ragazzo minore. Se il congedo è chiesto per un periodo massimo di sei mesi tra i due genitori entro i tre anni dall’ingresso del minore
in famiglia, i lavoratori hanno diritto alla indennità INPS pari al 30% della busta paga, mentre se il congedo è chiesto oltre i tre anni dall’ingresso e se il congedo si protrae
oltre i sei mesi (anche se il bambino non ha ancora tre anni), l’indennità INPS è riconosciuta solo se le condizioni reddituali dei genitori rientrano nei tetti indicati ogni anno
dalla legge.

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