Applicazione e serietà. Così Brescia combatte la battaglia del Bagoss
23 Maggio 2009
In Giappone ne hanno chiesto tre forme, 60 kg l’una. Costo totale: 8.000 Euro.
Negli Stati Uniti il costo per i “pezzi” più rari è di 200 dollari al kg.
Da Harrod’s, i famosi magazzini di Londra, bisogna essere disposti a pagarlo 49,50 a forma.
Se è vero che i numeri non dicono tutto, è altrettanto vero che le cifre sono un importante e concreto riconoscimento del successo del Bagoss bresciano.
Successo che si paga in sudore e fatica: per un Kg di formaggio servono 18 litri di latte che, al prezzo di 30 Euro al kg, porta un guadagno di 1,67 Euro contro i 35 presi dalle industrie della
Bassa, ma tale vantaggio economico è ottenuto seguendo le antiche fatiche, seguendo “la giornata dura della malga” come la definiscono i lavoratori.
Rispetto delle tradizioni e delle identità unito a competitività economica: è pienamente giustificato l’entusiasmo di Slow Food, che indica il Bagoss come Presidio SlowFood
dal 1999 e lo addita come successo.
Il Presidio SlowFood riunisce sette produttori e detta alcune regole, accettate volontariamente. In particolare, il formaggio deve stagionare 18 mesi (contro i consueti 12) e sia prodotto con
il latte munto da bovine alimentate con fieno della valle.
Ed è questo il ventre molle della faccenda: SlowFood ha già verificato in altre situazioni (per dettagli, vedere la contesa per il Bitto in Val Gerola) come un conto sia il
formaggio estivo, un conto suo “fratello” invernale.
Il problema del Bagoss è infatti difendersi dall’estinzione ma dall’invasione di alimenti simili, competitori economici.
Massimo Scarlatti, fiduciario SlowFood di Brescia e responsabile del Presidio, sottolinea come la quantità di Bagoss presente sul mercato sia il doppio di quella che le mucche di
Bagolino possono produrre; Silvio Barbiero, segretario nazionale di SlowFood, si scaglia contro il Bagoss di pianura, definendolo “una vigliaccata”.
Insomma, se sul mercato si sono ottenuti successi importanti, la battaglia per il Bagoss è ancora da vincere.
Matteo Clerici




