Allergeni alimentari ed etichettatura europea: qual è il prossimo passo?

By Redazione

Milano – La legislazione comunitaria sugli allergeni è stata emanata nel 2003 ed è applicata in Italia dal 2006; i tempi sono maturi per valutare sia gli eventuali benefici
per i consumatori allergici che gli impatti sull’industria alimentare, con l’aumentare dell’attenzione alle allergie alimentari, potrebbero poi essere anche prese in considerazione altre
opzioni per ridurre ulteriormente i rischi, come quella recente di estendere l’etichettatura al vino.

Secondo Patrizia Restani, esperta di chimica degli allergeni all’Università di Milano, «la via da percorrere non deve essere vista solamente come un continuo miglioramento della
sensibilità analitica dei kit commerciali». Infatti, è possibile che «questa corsa ad abbassare i valori inferiori di rilevazione porti a risultati
«boomerang», con un danno soprattutto per gli allergici
In base a dati che saranno presentati all’incontro, la frase «può contenere», relativa agli allergeni, è ormai molto frequente sulle etichette di alimenti. Anche se
non sono richieste o regolamentate a livello comunitario, queste frasi sono utilizzate per scongiurare azioni legali
Alessandro Fiocchi, primario di pediatria all’ospedale «Macedonio Melloni» di Milano, esperto di allergie alimentare infantili, si domanda «quale dovrebbe essere il consiglio
di un clinico ai genitori che chiedono chiarimenti su un alimento senza latte, ma che riporta la frase «può contenere tracce di latte? È un problema di responsabilità
e una sorta di regolamentazione potrebbe essere utile» Nel Regno Unito, esistono delle linee guida volontarie in questo campo, ma si tratta di un’eccezione in Europa. D’altro canto,
secondo Fiocchi, «si osservano gli sforzi operati da alcune aziende che vantano prodotti etichettati con «non contiene…aggiunti»», un segno positivo

Gli esperti dell’industria alimentare concordano che, per raggiungere questi obiettivi e per garantire la conformità dei prodotti, sono state necessarie strategie specifiche,
comprendenti per esempio prove di laboratorio. Alcune aziende, come Galbusera, hanno investito nel monitoraggio e nella validazione di metodi analitici. Nel campo dietetico, d’altro canto,
nonostante la disponibilità di impianti separati, l’importanza nutrizionale di alimenti allergenici quali uova e latte ha richiesto strategie specifiche anche da un’azienda come
Plasmon
La contaminazione crociata non sarebbe oggetto delle direttive comunitarie, ma resta una preoccupazione sia per i produttori di alimenti che per il settore del catering. Secondo Luigi
Terracciano, un pediatra e un certificatore in ambito alimentare, «le mense scolastiche in Italia si confrontano con problemi legali e con un sovraccarico di richieste da parte dei
genitori, che in molti casi purtroppo non sono motivate da vere allergie». Individuare «il percorso che consenta un’alimentazione sicura, in qualsiasi occasione» per ogni
bambino allergico resta un attività molto complessa. Per aumentare la sicurezza del consumatore allergico, le priorità potrebbero quindi essere diverse da quelle finora
considerate
«Il consumatore allergico è meglio protetto, a questo punto? Il prossimo passo è nella direzione di nuove norme o di più ricerca scientifica, clinica o di
laboratorio? Il prossimo passo deve coinvolgere l’industria alimentare, i pazienti o altri soggetti?» si tratta di quesiti che saranno dibattuti da Giuseppe De Giovanni, esperto di
etichettatura alimentare, da Silvia Valtueña Martinez, funzionario scientifico dell’EFSA, da Antonietta Di Vincenzo del Ministero della Salute, da Marcià Podestà, di Food
Allergy Italia, e da altri esperti del settore, coordinati dal giornalista Roberto La Pira.

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