Alessandria: ATO 6 e viabilità in Consiglio provinciale

Alessandria – Sono stati i costi e gli orientamenti programmatici in tema di Autorità d’Ambito delle Acque ad aprire la seduta di un consiglio provinciale incentrato sulla
viabilità e sui importanti nodi di collegamento del territorio.

All’interrogazione dei consiglieri Ugo Cavallera e Massimo Berutti (F.I. verso il Partito del Popolo della Libertà) sulle azioni politico-programmatiche messe in atto dalla Provincia,
l’assessore all’Ambiente, Renzo Penna, ha risposto citando i dati sull’attività dell’Ato 6 nell’arco di una decina d’anni, con risultati rilevanti nel campo degli interventi messi in
atto e dell’unità d’intenti perseguita in un campo estremamente frammentato e complesso.

«L’Ato 6 si è classificata al 43° posto su 73 e al 3° in Piemonte per la politica tariffaria adottata – spiega l’assessore Penna – realizzando, dal 2002 ad oggi, una
drastica riduzione dei gestori operanti, che da 14 sono passati a 2. Nei primi quattro anni di gestione sono stati realizzati interventi strutturali che hanno raggiunto i 16 milioni di euro di
investimenti nel 2007; inoltre, l’Ato 6 e l’Ato 3 di Torino sono state le uniche in Piemonte a raggiungere un’unica tariffa per tutti gli utenti. Ora, l’obiettivo perseguito è quello di
un gestore unico per l’erogazione di un servizio idrico integrato, prerequisito fondamentale per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e degli scarichi reflui».

Ad aprire la discussione sulla viabilità è stata l’interrogazione dei consiglieri Davide Buzzi Langhi e Luciana Pampuro (Lega Nord) sull’eventuale messa a norma dei dispositivi di
rilevazione della velocità sulle strade provinciali, secondo una nota del Ministero dei Trasporti. Spiegando come si tratti non di una norma di legge bensì del parere di un
funzionario, l’assessore alla Viabilità, Riccardo Prete, ha precisato come gli attuali dispositivi siano stati installati dalla Provincia per sperimentarne l’efficacia. «Una
sperimentazione che, tradotta in cifre, ha consentito, nel triennio 2005-2007, il passaggio da 755 a 544 incidenti, da 26 a 23 morti e da 661 a 490 feriti – chiarisce l’assessore Prete –
verificando come all’installazione di questi strumenti sia corrisposta una riduzione della velocità media pari al 13%».

Sono, invece, dovuti a difficoltà di passaggio da ARES a SCR, nuovo soggetto incaricato della realizzazione di investimenti infrastrutturali, i ritardi dei lavori relativi alla
circonvallazione di Tortona per collegare il casello autostradale con la strada n. 10 in direzione Voghera, realizzando un secondo ponte sullo Scrivia, in modo da alleggerire i consistenti
flussi di traffico che gravano su quello esistente. Sottolineando il ruolo centrale della città nella logistica territoriale, l’assessore Prete ha rimarcato l’impegno della Provincia a
vigilare sulla rapida risoluzione dei disagi urbanistici, così come, sempre sul piano logistico, ha ribadito la decisione assunta dall’assessorato regionale ai Trasporti di non
disabilitare lo scalo merci di Arquata Scrivia, che continuerà ad avere la funzione di scalo tecnico, mentre quello di Novi – San Bovo sarà abilitato al ruolo di terminal. Sulla
risoluzione della Provincia di rivedere la chiusura totale del ponte San Paolo di Ovada, per consentire l’esecuzione dei lavori sulla strada provinciale tra Ovada e Cremolino, a favore della
creazione di un senso unico alternato, l’assessore ha, poi, precisato come ciò sarà reso possibile dall’utilizzo di connettori attualmente in fase di realizzazione.

In chiusura, considerato il piano di ristrutturazione della rete delle filiali della Banca d’Italia deciso dal governatore Mario Draghi, sono stati approvati all’unanimità, in linea con
quanto espresso a livello regionale, due ordini del giorno per la salvaguardia delle numerose filiali piemontesi. Dal momento che la chiusura delle filiali di Alessandria, Asti e Vercelli e la
riduzione alla semplice funzione di unità di vigilanza, gerarchicamente dipendente dalla sede del capoluogo regionale, di quella di Cuneo comporterebbe un considerevole danno allo
sviluppo economico della provincia, considerato il forte frazionamento territoriale e le difficoltà di collegamento con Torino e Novara, le uniche sedi che rimarrebbero aperte, i
documenti votati dall’aula invitano il Consiglio Superiore della Banca d’Italia a riconsiderare le proprie decisione per quanto riguarda il Piemonte, garantendo il mantenimento di un maggior
numero di filiali rispetto al previsto oppure ipotizzando la trasformazione delle più importanti in succursali.

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