Al via domani la Campagna nazionale per la sicurezza degli utenti deboli della strada

Bologna – Piazza Grande a Modena, piazza del popolo a Cesena e piazza Borghesi a Savignano sul Rubicone verranno pacificamente invase da un mare di anziani e di bambini che, sedendosi
sul selciato, comporranno la scritta «strada alla vita», accadrà domani, venerdì 16 maggio: l’iniziativa rientra nell’ambito della «Campagna nazionale per la
sicurezza degli utenti deboli della strada» che, nata in Emilia-Romagna, ha riscosso adesioni in tutt’Italia e si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

A lanciare l’idea l’Osservatorio per l’educazione e la sicurezza stradale della Regione Emilia-Romagna, i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uil, il Centro Antartide, le Aziende Usl
di Cesena e Forlì, i Comuni di Bologna, Ferrara, Cesena, Modena, Reggio Emilia, Savignano sul Rubicone, le Province di Bologna, Ferrara e Modena. Tra i promotori anche Aice –
Associazione italiana contro l’epilessia, Ancescao, Arci, Legambiente, Auser, Coop Adriatica, Fish, Osservatorio provinciale sicurezza stradale di Reggio Emilia.
«Il tema è di grande attualità e rilevanza – sottolinea Alfredo Peri, assessore alla Mobilità e Trasporti della Regione Emilia-Romagna – , perché oggi come
oggi i ‘deboli’ rischiano di diventare sempre più deboli sulla strada. Come Regione lavoriamo con continuità su questi argomenti da anni; in questo contesto è fondamentale
il ruolo svolto dall’Osservatorio per l’educazione e la sicurezza stradale».

Tante altre le iniziative organizzate all’interno della campagna: a Reggio Emilia, sempre il 16 maggio, la scritta «strada alla vita» sarà composta utilizzando i fiori, a
Rimini si terrà un convegno. La campagna continuerà fino a fine mese e toccherà anche le città di Bologna, Forlì, Piacenza, Ravenna e Ferrara. La campagna
vuole simbolicamente segnare la riscossa degli utenti deboli contro la strage che si consuma tutti i giorni sulle strade italiane, dove ogni anno si registrano più di 1.000 vittime, tra
pedoni e ciclisti, e oltre 30.000 rimangono feriti. In media ogni anno in Emilia-Romagna, sul totale delle vittime per incidenti stradali, il 12% sono pedoni, l’8% ciclisti: insieme
rappresentano il 20% dei morti (rielaborazione Regione Emilia-Romagna su dati Istat).

Nonostante si continui a parlare di «incidenti» in strada troppe volte non si muore per caso: si muore innanzitutto perché in tanti non rispettano le regole mettendo in gioco
la propria vita e quella degli altri. Il semplice rispetto delle regole da parte di tutti, a partire dai limiti di velocità, renderebbe possibile – subito e a costo zero – la riduzione
drastica delle vittime della strada. Ad esempio un pedone o un ciclista investito a 30 km orari ha solo il 50% di possibilità di sopravvivere, il 10% di possibilità se investito a
50 km orari, mentre oltre i 60 km orari non ha speranza. Il rispetto dei limiti di velocità nei centri abitati consentirebbe quindi di diminuire significativamente il numero delle
vittime, dal momento che sulle strade urbane si verifica quasi l’80% di tutti gli incidenti.

Richiamare tutti ad un maggiore rispetto delle regole è quindi l’obiettivo principale della «Campagna nazionale per la sicurezza degli utenti deboli della strada» che invita
a riflettere sul fatto che tutti siamo o saremo «utenti deboli», e sulla presenza di questi utenti in ogni famiglia. «Utenti deboli» sono infatti pedoni e ciclisti,
anziani e bambini, disabili sia motori che visivi, ma anche mamme e papà con i passeggini.

Tra i tanti promotori della campagna a livello nazionale si segnalano anche Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), Automobile club d’Italia, Anmil (Associazione nazionale mutilati
e invalidi del lavoro), Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), Asaps (Associazione sostenitori amici della polizia stradale). Tanti
soggetti diversi insieme per far riflettere, per fermare la strage sulle strade. La regia della campagna, che durerà sino alla fine del mese, è curata dal Centro Antartide di
Bologna.

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