Agrienergie: così l'agricoltura risponde alla sfida energetica e alla mitigazione dei cambiamenti climatici
8 Febbraio 2008
Verona – «L’agrienergia è una grande opportunità che va sviluppata, tuttavia, occorre essere realisti ed evitare facili, quanto dannose, illusioni, la Cia
è fortemente interessata a promuovere e divulgare le bioenergie di origine agricola, in quanto esse rappresentano, come attività connessa, un’ulteriore opportunità di
reddito per gli imprenditori agricoli e contemporaneamente esse possono costituire un apporto, ovviamente non certo determinate, alla mitigazione dei cambiamenti climatici e per alleggerire la
pesante bolletta petrolifera».
Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nella conferenza stampa tenuta oggi a Verona, nell’ambito della Fieragricola, durante la quale sono
state illustrate le iniziative dell’organizzazione in campo agricolo-energetico.
«La Cia -ha aggiunto Politi- è impegnata nella promozione e nella consulenza alla rete delle imprese agricole che intendono coltivare, produrre e vendere energia. La
microgenerazione diffusa è una scommessa che ha buone possibilità di riuscita anche grazie alla riforma dei ‘certificati verdi’, cioè del sistema degli incentivi per
l’energia elettrica prodotta da biomasse di origine agricola e forestale, introdotto nella legge finanziaria 2008».
«Come Cia -ha rimarcato il presidente della Cia- abbiamo in corso di realizzazione, insieme ad Aiel, la nostra Associazione per le energie agroforestali, progetti innovativi nel settore,
imperniati su alcune realizzazioni di modelli pilota in sei aree del Paese e sulla formazione di una rete di consulenti agrienergetici regionali e interprovinciali sull’insieme delle
problematiche relative alle fonti rinnovabili».
I progetti- pilota avviati dalla Cia riguardano:
-La realizzazione di una filiera energetica mediante la gassificazione di scarti e sottoprodotti della coltivazione del mais da granella in provincia di Torino, con la conseguente installazione
di una centrale di cogenerazione.
-La replicabilità in provincia di Mantova della produzione di combustibili densificati da Miscanthus per l’impiego diretto e la commercializzazione.
-L’attivazione di una filiera corta di produzione di olio vegetale di colza e girasole per l’alimentazione di unità di cogenerazione, di trattori e di macchine agricole in provincia di
Venezia.
-La sperimentazione in Toscana del modello innovativo del contracting, cioè del contratto legno-energia per la vendita del calore.
-La valorizzazione energetica delle potature di ulivo in provincia di Brindisi.
-La valorizzazione energetica delle potature e degli scarti di lavorazione dei noccioleti della provincia di Viterbo.
«Questo insieme di azioni -ha rilevato Politi- è una risposta concreta a quella strategia di politiche di adattamento, cioè di misure per ridurre i rischi derivanti dagli
effetti del cambiamento climatico, alla quale tutti i soggetti economici pubblici e privati non possono più sottrarsi e che è la nuova frontiera proposta nel ‘Libro Verde’ della
Commissione Ue e nella recente comunicazione del presidente Barroso al Parlamento europeo di Strasburgo».
«D’altronde, per gli imprenditori agricoli quella delle agrienergie -ha concluso Politi- viene considerata attività agricola connessa integrativa del reddito, sempreché la
materia prima sia prodotta prevalentemente in azienda. Si potrà, quindi, prospettare agli agricoltori una duplice possibilità: produrre la materia prima per la produzione di
biocarburanti in un’ottica di intese e contrattazioni di filiera con il sistema industriale; produrre e vendere energia ottenuta dai biocombustibili autoprodotti dagli stessi
agricoltori».





