ACLI: DPEF, non c'è il cambio di passo auspicato

Roma, 19 giugno 2008 – «Non c’è il cambio di passo auspicato per il Paese, soprattutto per quanto riguarda i temi della famiglia e dei redditi». Questa la
prima impressione del presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero sul Documento di programmazione economica e fiscale presentato ieri dal Governo.

Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani non rinunciano a sottolineare gli aspetti positivi della proposta del Governo. Tra questi, «l’obiettivo del risanamento dei conti,
addirittura il pareggio di bilancio». «Perché i conti a posto – afferma Olivero – sono la garanzia per poter fare finalmente le riforme strutturali di cui
il paese ha bisogno». Bene anche «l’obiettivo annunciato della razionalizzazione delle spese e della trasparenza nella Pubblica amministrazione. Ma è
ancora tutto da vedere – dice il presidente – se i risparmi verranno da una migliore organizzazione del lavoro o invece si finirà per tagliare servizi e welfare, già
oggi in condizioni di grave affanno».

Le dolenti note, per le Acli, cominciano dalla famiglia: «Dov’è finito il quoziente familiare indicato con grande chiarezza nel programma del Popolo delle
Libertà?». «Potevamo anche immaginare – dice Olivero – dei timidi passi nella Finanziaria del primo anno, ma certamente nel Dpef triennale ci saremmo
attesi che questa proposta diventasse realtà. Diversamente, dobbiamo costatare con amarezza che ancora una volta si interviene sulla famiglia soltanto con palliativi o iniziative
specifiche di tipo assistenziale. Dove sono le risposte al popolo del Family day?».

In tema di misure assistenziali, poi, c’è scetticismo da parte delle Acli sulla “carta prepagata” annunciata per la spesa degli anziani: «Ricorda la carta per la
povertà degli Stati Uniti d’America, non certamente un fiore all’occhiello del welfare. E di certo non si promuove in questo modo la dignità degli
anziani».

Ma l’altra vera «grande assente» di questo documento – secondo Andrea Olivero – è «la redistribuzione, il tema dei redditi e del potere
d’acquisto dei salari». «Se da un lato apprezziamo – premette – che si agisca come fiscalità più sui patrimoni e sulle rendite che sulla
produttività o sui redditi delle famiglie, dall’altro lato osserviamo che sembrano mancare completamente politiche fiscali e sociali di redistribuzione della ricchezza. E’
impossibile che non si colga questa come una delle priorità del Paese» «Non fare redistribuzione – aggiunge Olivero – ma limitarsi a qualche misura di
tipo assistenziale, significa rendere strutturali le condizioni di povertà, non incidere sulle cause che l’hanno prodotta. E questa non è politica lungimirante,
soprattutto in un’ottica di Dpef. Speriamo che possa essere corretta».

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