Cina: Il Made in Italy entra nella grande distribuzione

Cina: Il Made in Italy entra nella grande distribuzione

By Redazione

Roma – Presto i cinesi acquisteranno familiarità con prosciutti, prosecco, vino e birra italiani. A far uscire il made in Italy dalla nicchia ci penserà l’accordo di
distribuzione firmato dall’italiana Agenzia per la Cina, agenzia pubblico-privata senza fini di lucro per le relazioni economico-commerciali con la Cina, e Tianjin Foodstuff, colosso della
distribuzione cinese quotato in Borsa e un fatturato di 800 milioni di euro.

L’accordo, come spiega Agenzia per la Cina, permetterà ai prodotti agroalimentari Made in Italy di contare su una capillare piattaforma distributiva multicanale, dai supermercati ai
ristoranti, su tutto il territorio nazionale cinese. Nella prima fase birra, vino, spumante e prosciutto italiano faranno da apripista. “E’ l’occasione – commenta Gianantonio Tramet, responsabile
commerciale del gruppo Birra Castello che ha collaborato con l’Agenzia per la Cina alla stesura dell’accordo – per diffondere la qualità del Made in Italy ai cinesi. Abbiamo già
riscontrato che le birre italiane sono molto apprezzate e ricercate dai giovani cinesi”.     

Soddisfatto “per questo risultato concreto, frutto del lavoro di dialogo e collaborazione che abbiamo avviato con le autorità cinesi nel campo della qualità agroalimentare”, si dice
il ministro delle politiche agricole Luca Zaia che in una sua recente visita in Cina aveva sensibilizzato il governo di Pechino a collaborare insieme sulla strada della sicurezza alimentare e a
facilitare l’ingresso di prodotti italiani nel Paese asiatico, ottenendo tra l’altro l’impegno a favorire l’ingresso degli agrumi italiani dopo il via libera già ottenuto per il kiwi.
  

In base all’accordo, anche l’Italia – sottolinea Agenzia per la Cina – farà la sua parte veicolando prodotti di alta qualità della cucina cinese sul territorio italiano dopo che
sarà stato verificato il pieno rispetto di tutte le norme sulla sicurezza alimentare. Secondo il direttore generale di Federalimentare, Daniele Rossi, il vero problema dell’ancora scarsa
presenza dell’agroalimentare italiano in Cina (l’export del settore nel Paese asiatico nel 2009 ha totalizzato appena 90 milioni di euro, pari allo 0,45% di quanto totalizzato sui vari mercati
mondiali) “non è tanto la distribuzione quanto la necessità di una seria promozione, impostata sul lungo periodo, in quanto la Cina è un mercato ancora non sufficientemente
pronto ad accogliere i prodotti italiani”.   

Battere il tasto sulla promozione è quanto rileva anche il Consorzio dei prosciutti di Parma, sbarcati da oltre un anno in Cina ma con riscontri vendite ancora deludenti. Per Assobirra lo
sbocco cinese è promettente sul fronte di esportazioni che stanno già viaggiando a gonfie vele e sono raddoppiate negli ultimi cinque anni. Quanto ad Altamarca, agenzia di
promozione dei prodotti della Provincia di Treviso, prosecco in testa – osserva che l’operazione commerciale di apertura della distribuzione va supportata anche da un’operazione di tutela dei
marchi italiani da eventuali contraffazioni.

Cristina LatessaAnsa.it per NEWSFOOD.com

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