Per l’Ocse i salari degli italiani al 23° posto su 30

Per l’Ocse i salari degli italiani al 23° posto su 30

By Redazione

Gli italiani, costretti a fare ogni mese i salti mortali, nonostante le professioni di ottimismo che arrivano ogni giorno dal governo, se ne erano accorti da tempo. Ma ora arriva anche la
conferma dai dati ufficiali. La busta paga degli italiani è tra le più leggere dei paesi Ocse. Sui 30 paesi che fanno riferimento all’organizzazione internazionale, l’Italia, con
un salario medio annuo netto di 21.374 dollari è solo al ventitreesimo posto.

Davanti, in termini di salari, ci sono non solo Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti, Germania, Francia ma tutti i paesi europei, ad eccezione solo del Portogallo e molti altri paesi non
europei.

Mediamente 16.000 euro l’anno

In media il salario medio di un italiano non arriva a 16.000 euro l’anno, poco più di 1.300 euro al mese. I dati sono contenuti nel Rapporto dell’Ocse sulla tassazione dei salari,
aggiornato al 2008 ed è stato appena pubblicato dalla stessa organizzazione di Parigi. L’Italia non ‘schioda’ dalla coda della classifica dei salari: anche lo scorso anno era infatti al
ventitreesimo posto, considerati gli stessi parametri di confronto.

Sacconi dice che è colpa della contrattazione

Il governo, anziché aprire gli occhi sulla realtà, preferisce gettare nuovo fumo negli occhi. Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: “I bassi salari italiani sono stati
causati dalla vecchia contrattazione collettiva centralizzata, che ora le parti sociali, d’accordo con il governo, hanno dovuto cambiare”. Quanto alla pressione fiscale, che incide sugli
stipendi italiani, Sacconi ha fatto presente che ci sono novità anche in questa direzione, come “la tassazione agevolata al 10%” per tutta la parte di salario legata alla
produttività “che viene decisa in sede aziendale”.

Bersani: “Nella migliore delle ipotesi nel 2010 si perderanno un milione di posti di lavoro”

Ma l’esecutivo è isolato nel suo ottimismo. “Il governo i soldi li deve trovare. Ci vorrebbe una manovra espansiva di circa un punto di Pil, prevedendo un rientro graduale dal deficit.
Servono soldi freschi per aprire mille cantieri, sostegno al reddito dei precari. Una politica redistributiva con il fisco ma anche con le liberalizzazioni”. Questa la ricetta per fare uscire i
salari degli italiani dal fondo della classifica Ocse di Pier Luigi Bersani, il responsabile economico del Pd. “A Torino un gruppetto di provocatori organizzato ha scommesso sulla
possibilità che in futuro possa arrivare dell’acqua nella quale nuotare. Credo che sia un calcolo sbagliato. Ma credo anche che ci sia un malessere diffuso. Per per chi vive in questa
condizione appare uno sberleffo la quotidiana dose di ottimismo che propina il governo. Vorrei lanciare un appello: discutere pubblicamente della crisi, cambiare i toni. Non si può
continuare a dire che c’è il sole quando tutti vedono che sta piovendo” prosegue Bersani. Secondo l’ex ministro infatti “nella migliore delle ipotesi, con una piccola ripresa nel 2010,
si perderanno comunque un milione di posti di lavoro”.

Il 17% in meno della media Ocse

Giustificazioni (controverse) a parte, resta la crudezza delle cifre: gli italiani nel 2008 hanno guadagnato mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari penalizzati anche se il raffronto
viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552). I dati si riferiscono al salario netto medio di un lavoratore single senza carichi di famiglia. E’ espresso in dollari e
a parità di potere d’acquisto, includendo cioé la dinamica dei prezzi interna a ciascun paese.

Entrando più nel merito della classifica dei salari, si scopre che un italiano in un anno guadagna mediamente il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% in meno
di un tedesco, il 18% in meno di un francese.

Sono solo 7, fra i 30 dell’Ocse, i paesi con salari inferiori: Portogallo, Repubblica Ceca, Turchia, Polonia, Repubblica Slovacca, Ungheria e Messico, fanalino di coda e unico paese nell’Ocse,
quello americano, dove il salario netto annuale non arriva neanche e a 10.000 dollari l’anno.

Il Codacons: pesa anche il carovita

Per il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini “i dati non sorprendono e serve una riforma fiscale”. Sulla stessa linea l’associazione dei consumatori Codacons: “sui salari degli
italiani pesa il carovita e per questo è necessaria “una detassazione degli stipendi”.

Per il responsabile economico del Pd ed ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, “i dati Ocse testimoniano che le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono ben al di sotto della media dei
30 paesi più industrializzati. Sarebbe necessario un intervento del governo, con risorse fresche e aggiuntive per potenziare il potere d’acquisto delle retribuzione e delle pensioni”. Se
Paolo Ferrero del Prc parla di “dati scioccanti”, Daniele Capezzone, invece, portavoce del Pdl, difende Berlusconi: “Il governo sta facendo i conti con una fase delicata a livello
internazionale, e, ciononostante, non ha messo le mani nelle tasche degli italiani”.

Federconsumatori: “E’ necessaria una detassazione dei redditi fissi”

“E’ un fatto gravissimo. La classifica dei salari medi dei paesi dell’Ocse non fa altro che provare quello che noi sosteniamo da tempo. Ossia che il potere d’acquisto degli italiani negli
ultimi anni è diminuito sensibilmente”. Così Rosario Trefiletti, il presidente di Federconsumatori, commenta i dati sulle retribuzioni medie delle nazioni che fanno parte
dell’Ocse. Trefiletti si spiega meglio: “La classifica è stilata non solo tenendo conto del salario medio, ma anche del potere d’acquisto. Crollato ormai per i consumatori italiani a
causa degli aumenti dei prezzi avvenuti negli ultimi anni. Oltre a questo, però, in Italia c’è anche un problema di cuneo fiscale: c’è troppa differenza tra retribuzioni
lorde e nette”. Federconsumatori, ad ogni modo, ha la sua ricetta per ridare respiro ai portafogli degli italiani. “Va attuata subito una detassazione dei redditi fissi. Sono anni che lo
diciamo. Bisogna aumentare il potere d’acquisto di salariati e pensoniati, ossia quelle categorie che hanno pagato di più gli aumenti dei prezzi degli ultimi anni” conclude Trefiletti.

Adoc: “Meno tasse locali, e più liberalizzazioni”

“Tale classifica è il risultato della diminuzione del potere d’acquisto avvenuto negli ultimi 7 anni a causa dell’aumento dei prezzi. Soprattutto nei comparti dell’energia, degli
alimentari e della casa, abbiamo avuto un aumento dei prezzi superiore agli altri Paesi, e ora siamo in una situazione svantaggiata” commenta Carlo Pileri, il presidente dell’Adoc. “Per uscirne
è necessario avviare una politica di concertazione nel commercio, che porti a una diminuzione dei prezzi. Sia riducendo le tasse locali, sia limitando gli intermediari che oggi assorbono
il 40% dei profitti” continua Pileri. Ma per l’Adoc c’è anche una terza leva su cui agire: “Nel settore dell’energia, invece, il problema è che non esiste una reale concorrenza,
per questo i prezzi rimangono alti. Insomma, è necessario procedere con le liberalizzazioni”.

Unc: “Innalzare i redditi fissi sarebbe un errore”

“E’ una notizia che non ci sorprende, è da tempo che sottolineiamo che abbiamo i salari più bassi d’Europa”. Questo il commento di Massimiliano Dona, il segretario dell’Unione
nazionale consumatori, alla classifica dei redditi dei paesi Ocse che vede l’Italia agli ultimi posti. Per uscire da questa situazione, però, per l’Unc, la soluzione non è
aumentare i salari. “Attenzione. Innalzare i redditi fissi non aumenterebbe il potere d’acquisto delle famiglie. Come già avvenuto quando si alzarono le pensioni, un meccanismo del
genere innescherebbe solo un aumento dei prezzi che assorbirebbe l’aumento dei redditi” prosegue Dona. “Per questo, per superare il problema, bisogna contemporaneamente livellare le
retribuzioni e intervenire sul livello dei prezzi. Non si può agire separatamente sulle due leve” conclude il segretario dell’Unc.

Angelo Angeli

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD