”Un popolo di costruttori”, Berlusconi vara oggi la deregulation edilizia: maxi-condono sulle aree vincolate? La Lega Nord si mette di traverso
13 Marzo 2009
Il piano casa in Consiglio dei ministri ci va, ma probabilmente sarà soltanto incardinato. Forse non è pronto in tutti i dettagli. Comunque, fra poche ore – subito dopo la riunione
di Palazzo Chigi – sapremo cosa è successo nelle ultime ore. Dopo una partenza “a tambur battente”, infatti, il progetto ha subito qualche rallentamento. E anche uno “stop” dalla Lega
Nord, con il capogruppo alla Camera, Roberto Cota, schierato – con una forza inattesa – a difesa dell’ambiente. Il presidente del Consiglio ha sollevato con le sue proposte molte aspettative di
potenziali costruttori: grandissimi come quelli che hanno tratto finora dall’edilizia grandi liquidità e sperano di poter continuare a investire accreswcendo i loro profitti e quelli
“piccolissimi”, come migliaia di cittadini che vogliono coprire una veranda o ricavarsi, come ha suggerito il premier, “una stanza in più”. Fioccano anche i timori degli urbanisti. Una
petizione di Repubblica aveva raccolto, finio a ieri, 50.000 firme sotto un appello che invita “a non devastare le città”. All’ordine del giorno solo l’avvio All’ordine del giorno
della riunione del Consiglio dei ministri di oggi, intanto, c’è soltanto un ”avvio dell’esame del piano casa”, lasciando quindi intendere che l’approvazione dei provvedimenti è
rinviata a una seduta successiva del Consiglio. Un condono per le aree vincolate? Tra le ragioni del ritardo potrebbe esserci un “grosso colpo” finora tenuto accuratamente in
ombra, ma portato allo scoperto da Valeria Uva su Il Sole 24Ore di ieri mattina. Secondo il quotidiano della Confindustria “tra le ipotesi che i tecnici stanno ancora verificando c’è anche
quella, molto forte, di rendere sempre possibile l’autorizzazione in sanatoria per tutti gli interventi edilizi già compiuti in aree vincolate, in assenza o in difformità
dall’autorizzazione paesaggistica”. Insomma, un vero e proprio massacri del territorio, tanto più che – secondo Il Sole – si tratterebbe di “una sorta di sanatoria perenne, con l’unica
condizione che i lavori non rechino danni ai beni tutelati”. Ma chi lo stabilisce se recano danno o no, visto che i piani regolatori di solito tutelano queste aree? Sembra soltanto una
perizia di parte, visto che – nelle intenzioni del governo – sarebbe scontato pure “il depotenziamento del parere della Sovrintendenza, che non verrebbe più considerato vincolante”.
Legambiente: in questo modo un danno inimmaginabile Anche Edoardo Zanchini, responsabile urbanistica ed energia di Legambiente, ha letto stamattina le indiscrezioni del Sole24Ore, e non nasconde
la sua sorpresa sul condono per le aree vincolate: “Se così fosse si supererebbe ogni limite d’immaginazione”. Ma si ferma qui, perché, ci spiega, “vogliamo aspettare di vedere il
testo”. Zanchini si sbottona, invece, sulla certificazione di conformità, che prevede l’assenza delle autorizzazioni amministrative a favore di un’autocertificazione dello stesso
progettista che si occupa dell’intervento: “Si rischiano di abolire 10 anni di regole edilizie. Un conto è l’autocertificazione per la demolizione o l’ampliamento di fabbricati già
esistenti; molto diverso è prevederlo ex novo per ogni genere di costruzione”. Le conseguenze? “Gli enti locali, i Comuni, non verranno più a sapere se una costruzione è a
norma o meno. Significa che in metà Italia ognuno potrà fare quello che vuole, con tutto quello che comporta in un paese in cui metà del territorio è a rischio
sismico”. Non solo rischi ambientali, quindi. “Stiamo parlando di pericoli seri per la sicurezza degli edifici, oltre, naturalmente, al deturpamento di aree ambientali e storiche. È una
follia. Ci aspettavamo, quantomeno, un inasprimento delle sanzioni per chi costruisce abusivamente. E invece si sta andando nella direzione opposta”. Incontro di Berlusconi con l’Anci:
“Aspettiamo il testo” “Aspettiamo di vedere il testo”: è quanto ha detto, al termine dell’incontro con il premier Silvio Berlusconi, il presidente dell’Associazione nazionale
comuni italiani (Anci) Leonardo Domenici in merito alla legge quadro sull’edilizia, che conterrebbe misure sull’ampliamento degli edifici e che dovrebbe approdare domani in consiglio dei
ministri.
La Lega Nord: va tutelato l’ambiente Le prime preocupazioni sulla bozza del disegno di legge in circolazione viene, per quanto riguarda la maggioranza di governo, dalla Lega Nord. Quello
di Roberto Cota, presidente dei deputati leghisti, è un intervento a due facce. La prima ripercorre la solita strada della Lega contro gli immigrati: “Sul piano casa – dice Cota –
chiediamo attenzione perchè tutti abbiamo sotto gli occhi le graduatorie delle case popolari, dove i nostri giovani e i nostri anziani sono sempre gli ultimi”. ma poi c’è una parte,
altrettanto chiara, contro la deregulation selvaggia: “Lo diciamo al governo . continua Cota – anche riguardo all’ambiente, perchè rappresenta un patrimonio della nostra gente e come tale
va tutelato”.
Il primo via libera arriva dal Veneto
Il primo via libera alla deregulation edilizia arriva da una roccaforte del Pdl come il Veneto, dove la Giunta regionale presieduta da Giancarlo Galan (foto) ha approvato il disegno di legge
intitolato “intervento regionale a sostegno del settore edilizio e per promuovere le tecniche di bioedilizia e l’utilizzo di fonti di energia alternative e rinnovabili”. Prossimo passo adesso,
è l’approvazione del provvedimento da parte del Consiglio regionale veneto, dove già domani potrebbe approdare il testo. Il tutto, in attesa che il Consiglio dei ministri di
venerdì prossimo approvi il suo “piano casa”. L’Iva sulle ristrutturazioni al 10% Intanto l’Ecofin dice sì alla trasformazione da temporaneo a permanente del
regime di Iva ridotta (al 10%) sulle ristrutturazioni edilizie in vigore in Italia. Lo ha annunciato il ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, al termine della riunione dei ministri
delle Finanze Ue. “Abbiamo ottenuto la trasformazione a permanente del regime agevolato dell’Iva sulle ristrutturazioni”, ha detto Tremonti.
“La competenza è delle Regioni” Per il governatore veneto, Gianfranco Galan, il provvedimento varato dal suo esecutivo non anticipa quello del governo, piuttosto è in
piena sintonia con quanto il Consiglio dei ministri si appresta a varare: “Lo Stato non emanerà nessuna legge sulla casa, perché la competenza in questa materia è delle
Regioni: darà solo qualche direttiva”. Galan si spiega meglio: “Con il presidente del Consiglio Berlusconi e il sottosegretario Gianni Letta abbiamo concordato le direttive del prossimo
provvedimento governativo e, avendo la certezza che non ci saranno sorprese, nel Veneto abbiamo anticipato quelle che saranno le linee operative. Ne è venuto fuori un provvedimento che ha
alcuni punti fermi, tra cui l’assoluta abolizione, per quanto possibile, di tutto ciò che riguarda la parte burocratica”, Galan nella conferenza stampa indetta immediatamente dopo la
conclusione della Giunta. “Non è una deregulation” Per il governatore del Veneto, però, il provvedimento varato oggi non è una deregulation totale. Nel testo
approvato oggi ci sono anche dei paletti. “I centri storici, per chi ha timori, non saranno toccati” ha tranquillizzato Galan. In quanto agli obiettivi, questi sembrano ben chiari. “Grazie a
questa legge i cittadini veneti saranno invogliati ad investire i loro risparmi, e così a ridare vivacità all’economia. Ammoderneremo il Veneto, magari buttando giù qualche
capannone industriale ormai inservibile e costruendone di nuovi. Le misure serviranno per introdurre aspetti tecnici innovativi nell’edilizia”. Tutti i dettagli del piano
La proposta avrà una durata biennale. Gli interventi dovranno comunque essere realizzati nel rispetto dei vincoli previsti dalla normativa statale, regionale o dagli strumenti
urbanistici e territoriali. Tra gli interventi previsti in deroga ai Piani Regolatori, quello che consente l’ampliamento degli edifici esistenti nei limiti del 20% del volume; il rinnovamento
del patrimonio edilizio esistente mediante la demolizione e ricostruzione, anche in area diversa se a ciò destinata dagli strumenti urbanistici e territoriali, degli edifici realizzati
anteriormente al 1989 che necessitano di essere adeguati agli attuali standard qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici e di sicurezza. Per incentivare questi ultimi interventi
è anche previsto un aumento della cubatura fino al 30% del volume esistente o del 35% in caso di utilizzo delle tecniche costruttive della bioedilizia o delle fonti di energia
rinnovabile. Infine, il Disegno di Legge determina che non concorrono a formare la cubatura dell’edificio le pensiline e le tettoie realizzate su abitazioni esistenti finalizzate a favorire
l’installazione di impianti fotovoltaici.
Per quanto riguarda gli oneri, il contributo di costruzione, ove dovuto, è commisurato al solo ampliamento ridotto del 20%, mentre la riduzione è pari al 60% nell’ipotesi di
edificio o unità immobiliare destinati a prima abitazione del proprietario o dell’avente titolo.
Per quanto riguarda gli interventi per l’installazione di impianti fotovoltaici il contributo sarà pari all’80% per la parte eseguita in ampliamento, e del 20% per la parte ricostruita,
e in entrambi i casi ridotta del 50% in caso di edificio o unità destinata a prima abitazione.
Per quanto riguarda gli ambiti di applicazione, i Comuni potranno escludere dai benefici di legge aree di particolare importanza sotto l’aspetto edilizio, paesaggistico o ambientale. La Legge
non avrà valenza per le grandi strutture di vendita, né sugli edifici abusivi e per quelli realizzati dopo il 1° gennaio 2009.
Angelo Angeli




