Cgil: alla Conferenza di Organizzazione omaggio a Bruno Trentin

By Redazione

Roma – La Cgil ha reso oggi omaggio a Bruno Trentin, scomparso 9 mesi fa, lo ha fatto al termine della mattinata nella seconda giornata di lavori della Conferenza di organizzazione,
davanti ai figli Antonella e Giorgio e alla moglie Marcelle alla quale Guglielmo Epifani ha consegnato la medaglia d’oro del centenario della Cgil.

E’ stato un momento toccante, salutato dal lungo applauso dei delegati che in precedenza avevano ascoltato la commossa commemorazione fatta dal segretario generale della Cgil. «Siamo
molto debitori a Trentin -ha detto Epifani- per la sua storia e per quello che ha fatto per la nostra organizzazione. E’ stato il sindacalista che ha portato il maggior contributo di
innovazione non solo nella Cgil, ma in tutto il movimento sindacale, in questo è stato insuperabile».

Tante le intuizioni ascrivibili a Trentin che Epifani ha voluto sottolineare: dal sindacato dei diritti all’idea di un welfare non solo risarcitivo all’importanza data al rapporto tra
formazione, saperi e processi di liberazione. Epifani ha esaltato «il coraggio anticipatore e le tante scelte coraggiose e controcorrente» di Trentin («è stato tra i
primi a capire la trasformazione verso una società multiculturale e multietnica»). Non sono mancati le note personali, come quando Epifani ricordando la lettura di un libro da lui
acquistato ha reso omaggio alla figura del padre di Bruno, Silvio Trentin: «grande figura di antifascista e di teorico del federalismo, quello che si rifà alla tradizione di Carlo
Cattaneo».

Il segretario della Cgil non ha mancato di sottolineare anche i momenti più difficili della dirigenza di Trentin, quelli nei quali «i cambianti si sono affermati attraverso
battaglie e anche conflitti pesanti’, come in occasione dell’ accordo del 23 luglio 1993. Ricordando le contestazioni che Trentin subì, Epifani ha commentato: «sarebbe forse il
caso, prima o poi, di chiedere scusa per quello che non abbiamo capito del suo coraggio di anticipatore».

Carlo Ghezzi, presidente della fondazione Di Vittorio ha invece elencato le tante iniziative in memoria di Bruno Trentin e di approfondimento della sua opera. Dalle molte pubblicazioni, tra cui
il finora inedito «Diario di guerra», trovato solo recentemente tra le sue carte e in cui un giovane Trentin racconta le sue esperienze negli anni della lotta di liberazione, ai
convegni che la Fondazione intende dedicargli. Un prossimo appuntamento a Napoli, e poi il convegno del 24 ottobre a Roma sul sindacato dei diritti che vedrà anche la partecipazione di
Jacques Delors.

Un momento suggestivo della commemorazione è stata la proiezione degli estratti di un film, in preparazione, di Franco Giraldi. Trentin viene intervistato davanti e all’interno di
Mirafiori e racconta della trasformazione postfordista del lavoro: «oggi si chiede all’operaio di mettere in campo attitudini e competenze, non c’è più solo la merce lavoro,
entra in campo la persona». Poi cambia l’inquadratura e compare lo sfondo delle Dolomiti che Trentin tanto amava e il paesino di San Candido che da 35 anni era diventato il suo buen
retiro. Massimo Wertmuller ha infine letto alcuni brani del diario di guerra e di alcune interviste all’ex leader della Cgil: su Di Vittorio, il ’68, l’autunno caldo.

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