1986 – 2026: Carlin Petrini festeggia 40 anni di Slow Food
30 Dicembre 2025
By Giuseppe
Slow Food nasce nel 1986 in Italia, fondato da Carlo Petrini come reazione all’apertura del primo fast food McDonald’s a Roma
Promuove il piacere del cibo tradizionale, buono, pulito e giusto; ridà dignità e nuove speranze a prodotti e attività che erano destinate a sparire
Carlo Petrini e il cibo come strumento di pace, giustizia e futuro sostenibile
Newsfood.com, 30 dicembre 2025
1986 – 2026: Carlin Petrini festeggia 40 anni di Slow Food
Carlo Petrini e il cibo come strumento di pace, giustizia e futuro sostenibile
Redazione Newsfood
Viviamo in un tempo segnato da crisi profonde e intrecciate: crisi ambientale, climatica, alimentare, sociale. A queste si sommano guerre, migrazioni forzate, disuguaglianze crescenti, perdita di biodiversità, impoverimento dei territori rurali. In questo scenario, il cibo non è più soltanto nutrimento: è diventato uno degli snodi centrali dell’equilibrio del pianeta, della geopolitica, dell’economia e della convivenza tra i popoli.
Parlare oggi di Carlo “Carlin” Petrini significa parlare di tutto questo. Non solo di gastronomia, non solo di cultura alimentare, ma di un’idea di mondo in cui il cibo diventa strumento di pace, giustizia sociale, tutela dell’ambiente e rispetto di tutti gli esseri viventi. Il suo percorso rappresenta uno dei rari esempi di coerenza tra pensiero, azione e risultati concreti, capaci di incidere in profondità sulla vita delle persone e dei territori.

Carlo Petrini (meglio conosciuto come Carlin) nasce a Bra, nel cuore delle Langhe. Qui matura la sua sensibilità verso la terra, i contadini, le tradizioni, il valore del lavoro agricolo. Fin da giovane si forma come intellettuale, giornalista, uomo impegnato nella vita civile. Negli anni in cui l’industrializzazione del cibo accelera e il modello del consumo veloce si afferma come paradigma globale, Petrini coglie con lucidità un rischio che allora appariva marginale: l’omologazione del gusto, la perdita di identità dei territori, l’espulsione dei piccoli produttori, l’erosione della biodiversità.
Nel 1986 nasce Slow Food.
All’apparenza una piccola provocazione culturale, in realtà l’inizio di una rivoluzione pacifica destinata a diffondersi nel mondo.
Il principio fondante è racchiuso in tre parole semplici e radicali: buono, pulito e giusto. Buono perché legato alla qualità, al gusto, alla stagionalità. Pulito perché rispettoso dell’ambiente e delle risorse naturali. Giusto perché nessun cibo può dirsi davvero tale se nasce dallo sfruttamento dell’uomo o dall’ingiustizia economica.
Con questo principio, Petrini introduce nel dibattito globale un concetto allora quasi rivoluzionario: il cibo non è una merce qualsiasi, ma un bene comune. Da questa visione prendono forma progetti concreti che nel tempo costruiscono una delle reti civili più vaste del pianeta: i Presìdi Slow Food, l’Arca del Gusto, i mercati contadini, i programmi educativi nelle scuole, la rete delle Comunità del Cibo.
Accanto all’azione nei territori, Petrini comprende presto che la vera rivoluzione passa dall’educazione. Nel 2004 nasce l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, un ateneo unico al mondo che studia il cibo come fenomeno complesso: agricolo, economico, sociale, culturale, ambientale. Qui si formano giovani provenienti da ogni continente, destinati a diventare ricercatori, produttori, imprenditori, attivisti, ambasciatori di una nuova consapevolezza alimentare.
Nel 2004 nasce anche Terra Madre, la rete mondiale delle Comunità del Cibo. Contadini, allevatori, pescatori, popoli indigeni, artigiani, donne e uomini che custodiscono saperi antichi e biodiversità si incontrano, dialogano, condividono esperienze. Terra Madre diventa nel tempo una vera forma di diplomazia dal basso, una cooperazione tra popoli costruita non attraverso la politica internazionale, ma attraverso il lavoro quotidiano sulla terra.
In questo senso, il lavoro di Petrini si colloca in pieno dentro i grandi temi della pace moderna. Perché non esiste pace senza cibo, e non esiste sicurezza alimentare senza tutela delle risorse naturali, senza diritti per chi produce, senza accesso equo alla terra e all’acqua. La fame, l’accaparramento delle risorse, la desertificazione, lo sfruttamento agricolo sono tra le cause profonde dei conflitti e delle migrazioni forzate. Difendere il cibo significa agire sulle radici della violenza.
Il risultato più concreto dell’azione di Slow Food è la difesa della biodiversità alimentare mondiale. Migliaia di varietà vegetali, razze animali e prodotti tradizionali, destinati all’estinzione, sono stati recuperati e rimessi in circolazione. L’Arca del Gusto censisce e racconta questo patrimonio vivente; i Presìdi lo trasformano in economia reale.
Tra i casi emblematici c’è quello della vacca Burlina, antica razza veneta quasi scomparsa negli anni Novanta, oggi recuperata grazie a pochi allevatori sostenuti dalla rete Slow Food. O il fagiolo Zolfino in Toscana, coltura povera ma delicatissima, tornata fonte di reddito e presidio del territorio. O ancora il Pecorino Axridda di Rino Farci in Sardegna, formaggio arcaico salvato non solo come prodotto, ma come espressione viva della cultura pastorale.
Non meno importanti sono le esperienze fuori dall’Italia: le filiere del cacao in America Latina restituite ai piccoli produttori; le comunità agricole africane che recuperano sementi locali; i pastori dell’Asia centrale che tornano protagonisti della propria economia. Ogni prodotto salvato è una comunità che resta viva, un territorio che non si spopola, una cultura che non si perde.
Accanto ai progetti agricoli, Petrini ha saputo creare anche grandi eventi culturali capaci di dare visibilità mondiale alle produzioni artigianali. Cheese a Bra, nato nel 1997, è diventato il più importante appuntamento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo e alla biodiversità casearia. Da piccola città di provincia, Bra è diventata un punto di riferimento globale per casari, studiosi, allevatori, studenti, cuochi. Ancora una volta territorio, cultura, economia e biodiversità si sono intrecciati in un unico progetto.
Tutto questo non ha mai avuto come fine la produttività fine a se stessa o la competizione di mercato. Il progetto di Petrini è sempre stato orientato a restituire dignità al lavoro agricolo, a rafforzare i legami comunitari, a difendere il diritto al cibo sano come diritto umano fondamentale. In questa visione rientra anche il rispetto di tutti gli esseri viventi: animali, piante, ecosistemi, intesi non come risorse da sfruttare, ma come parte di una comunità di destino condiviso.
Un ruolo decisivo lo hanno sempre avuto i giovani. Petrini non li ha mai considerati soltanto “il futuro”, ma il presente del cambiamento. Giovani studenti, giovani agricoltori, giovani ricercatori, giovani attivisti sono stati coinvolti nei progetti di Slow Food e Terra Madre come protagonisti, non come comparse. Educare al rispetto della terra significa prevenire i conflitti di domani prima ancora che nascano.
Slow Food oggi è una rete presente in oltre 160 Paesi. Una rete eterogenea, fatta di piccoli produttori, cittadini, cuochi, studiosi, comunità indigene, volontari. Mondi profondamente diversi che dialogano attraverso un linguaggio comune: quello del cibo come cultura, relazione, responsabilità.
La forza di questo percorso sta nella sua concretezza. Non nelle ideologie, ma nelle pratiche. Non nelle dichiarazioni, ma nei fatti. Ogni mercato contadino, ogni progetto educativo, ogni Presidio, ogni comunità del cibo è un frammento di equilibrio sociale costruito nel quotidiano.
In un mondo segnato da polarizzazioni, conflitti e crisi ambientali, l’opera di Carlo Petrini racconta che un’altra strada è possibile: una strada più lenta, più paziente, meno rumorosa, ma più profonda. Una strada che non separa l’uomo dalla natura, non contrappone economia e ambiente, non mette in competizione culture e popoli, ma li mette in relazione.
Oggi, guardando all’insieme del suo percorso, appare evidente come il lavoro di Petrini abbia superato da tempo i confini dell’enogastronomia. Il cibo è diventato un linguaggio universale per parlare di pace, giustizia, diritti, futuro. Non come slogan, ma come pratica quotidiana.
In un tempo ferito da guerre, disuguaglianze e crisi globali, la sua esperienza e quella delle comunità che ha contribuito a mettere in rete ricordano che la pace non è solo assenza di guerra, ma costruzione quotidiana di condizioni di equilibrio: accesso al cibo, tutela della terra, rispetto della dignità delle persone, protezione di animali e piante, trasmissione dei saperi alle nuove generazioni.
È in questa trama fitta di pratiche, relazioni e responsabilità che si misura il valore universale del lavoro di Carlo Petrini. Un valore che non ha bisogno di essere proclamato, perché è già iscritto nei campi coltivati, nei pascoli salvati, nei prodotti recuperati, nei mestieri rinati, nei giovani formati, nelle comunità che resistono.
Ed è forse questo il messaggio più forte che oggi il suo percorso consegna al mondo:
la vera pace si costruisce anche così, partendo dal cibo, dalla terra e dal rispetto di tutti gli esseri viventi.
Commento del Direttore
Carlin Petrini da quaranta anni promuove il piacere del cibo tradizionale, buono, pulito e giusto. Con lui, prodotti e attività che erano destinate a sparire, hanno ritrovato dignità e nuove speranze. Ha creato Terra Madre, un girotondo multietnico che, in modo Slow, costruisce un mondo nuovo di Pace, basato sul rispetto.
Forse neanche lui si rende conto dell’importanza di quanto ha fatto in quaranta anni per l’umanità, e quanto bene si potrà ancora fare, proseguendo per la strada da lui tracciata.
Giuseppe Danielli,
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