Ambiente, natura, cibo: come incentivare il turismo

Ambiente, natura, cibo: come incentivare il turismo

By Redazione

A chi non è mai capitato di sognare di vincere una grossa somma per poter andare in qualche isola remota distesi tra bel tempo, sole e mare? C’è chi passa dalla fantasia alla realtà spulciando tutte le lotterie online autorizzate dallo Stato attualmente attive in Italia e chi, invece, si limita a fantasticare.

Certo, le mete esotiche hanno sempre un fascino particolare e, per certi versi, va anche bene vedere cosa c’è oltre i confini italiani ed europei. Però non bisogna affatto dimenticare che viviamo, a detta di milioni di persone, nel Paese più bello del mondo. Che, non a caso, viene chiamato BelPaese.

E se si è particolarmente esterofili e, quindi, non si reputa l’Italia il paese più bello almeno d’Europa, almeno il titolo di paese più completo non glielo toglie nessuno. Perché, comunque, ha praticamente tutto ciò di cui si ha bisogno: mare, cibo, montagne, panorami, movida, tranquillità, innovazione, tradizioni e chi più ne ha più ne metta.

Peccato che, però, tutto ciò non abbia portato a una politica lungimirante per incentivare il turismo. C’è ancora tempo ma bisogna far presto!

Il contributo dei giovani verso la propria terra

Al termine ‘terra’ qui si vuole dare un doppio significato: si intende, infatti, sia la terra intesa come città d’origine e sia la terra intesa come coltivazione. Eh sì, perché, a fronte di una crisi economica che non accenna a diminuire, sempre più giovani stanno trovando spazio nel campo della coltivazione.

Visto che il trend è quello di un cibo a km zero e un’alimentazione genuina, perché non trasformare tutto ciò in business? A fianco di tutto ciò, inoltre, c’è il rientro – complice anche lo smart working – dei giovani nei borghi d’origine. La pandemia ha insegnato che correre così veloce non sempre è un bene e, anzi, riscoprire le tradizioni di un tempo può dare delle sensazioni uniche.

Sensazioni che chi abita nelle grosse città non sempre riesce ad avere e ottenere, spinti da stress, lavoro e smog.

La riscoperta dei piccoli borghi

È vero, vivere perennemente nei piccoli borghi non è semplice. Perché un conto è passarci una giornata, una settimana oppure un mese e un altro è vivere ogni giorno la quotidianità. Spesso sono privi di collegamenti ferroviari e mancano dei servizi minimi come trasporti locali e ospedali vicini.

Però, d’altro lato, offrono quel senso di comunità che, oggi, in un mondo sempre più virtuale, si fa fatica a trovare. Senza voler trasformare questi borghi, è possibile anche far conoscere queste aree che sono il cuore pulsante di tutta l’Italia. Sì, perché la gran parte dei comuni italiani non è di grandissime dimensioni se si pensa che i comuni sotto i 15mila abitanti sono ben 7.170. Su un totale complessivo di 7.901. La stragrande maggioranza, per intenderci.

E, quindi, è assolutamente indispensabile farli vivere e riscoprire a tutti coloro che non ne conoscono l’esistenza. O che, magari, abitano a pochi chilometri di distanza e non sanno le innumerevoli bellezze che nasconde quel territorio confinante. 

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