5 per mille, da Cotto e Leo appello ai Parlamentari piemontesi

Piemonte – Un appello ai parlamentari piemontesi per impedire al governo Prodi di dare la mazzata finale al cinque per mille, vanificando con un colpo di spugna una misura di
solidarietà estremamente efficace, l’iniziativa è di Mariangela Cotto e Giampiero Leo (Fi), rispettivamente vicepresidente del Consiglio e consigliere regionale, dopo aver appreso
che il governo Prodi ha stabilito di inserire, nella manovra finanziaria in discussione in Parlamento, un tetto di 100 milioni di euro ai fondi devoluti direttamente dai cittadini.

“E’ una decisione gravissima – spiegano Cotto e Leo – che tradisce la fiducia delle migliaia di cittadini che dal 2006, con l’introduzione da parte del ministro Tremonti di questo strumento,
hanno potuto stabilire un rapporto diretto con il mondo della solidarietà”.
Secondo gli esponenti azzurri “è perfettamente inutile lanciare, come fa il senatore Luigi Bobba, appelli gratuiti per evitare questo vero e proprio “furto” dello Stato nei confronti dei
cittadini. Bobba e gli altri parlamentari di maggioranza, con un minimo di coerenza e senso di responsabilità, invece di sprecare parole al vento, dovrebbero dichiarare fin da ora il
proprio voto contrario sulla manovra finanziaria, anche se si deciderà con il voto di fiducia. Dal Piemonte deve arrivare un forte segnale di disappunto e mi auguro che anche la Giunta
Bresso, oltre ai consiglieri regionali e l’intera realtà politica piemontese, possa recepire questo nostro appello e si mobiliti a favore del no-profit”.

Cotto e Leo sottolineano come il governo Prodi si sia distinto, fin dal suo insediamento, per aver letteralmente stravolto il cinque per mille, un meccanismo che solo nel 2006 ha saputo
“raccogliere” 345 milioni di euro, oltre 50 solo in Piemonte. “Non ci siamo scordati – aggiungono – che il cinque per mille era stato “dimenticato” nella prima stesura della manovra
finanziaria, e che era stato poi reintrodotto in zona Cesarini. Poi la sorpresa: rispetto alla misura introdotta per la prima volta dal governo Berlusconi nel 2006, nel 2007 i Comuni sono stati
esclusi come soggetti beneficiari ed era stato introdotto un primo tetto di spesa complessivo di 250 milioni di euro. Ora la mazzata finale: con la nuove disposizioni infatti, se un cittadino
decide di versare 100 euro, all’associazione ne spetteranno soltanto 30, i restanti 70 rimarranno nelle case dello Stato. Questo significa mortificare la capacità dei cittadini, che
avevano la possibilità di destinare una parte, seppur modesta, del proprio reddito all’attività sociale che meglio conoscono, e più vicina alla propria comunità
locale.”

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