2007: anno di svolta per l'agricoltura?

Confagricoltura tira le somme di una campagna non esaltante, ma che ha riservato alcuni risultati positivi, il 2007 è stato un anno di produzioni decisamente contenute in termini
quantitativi: a causa delle minori, semine ma anche dell’andamento climatico.

Dal punto di vista dei prezzi, la congiuntura internazionale ha spinto al rialzo le quotazioni delle materie prime agricole; in primis cereali e latte. Il fenomeno è stato
evidente sin da luglio, quando è stato necessario fronteggiare una maggiore domanda mondiale con le produzioni e le scorte a livelli minimi.

Non si è trattato comunque di un aumento generalizzato, né capace di determinare un incremento rilevante del valore aggiunto agricolo.

Infatti, per molti prodotti si è registrato un calo delle quotazioni (si pensi all’arretramento delle carne suine). Inoltre, si è trattato per lo più di un recupero
rispetto all’andamento dei costi di produzione, pure in costante aumento a conferma di quanto accaduto negli anni passati, quando erano aumentati più del doppio dei prezzi all’origine
dei prodotti agricoli, determinando una continua erosione dei redditi delle imprese.

In complesso, sulla base dell’andamento della produzione e dei prezzi nei primi mesi dell’anno, Confagricoltura stima che il valore aggiunto agricolo dovrebbe mantenersi grosso modo stabile al
livello dello scorso anno. Con un limitato incremento o decremento (comunque entro il punto percentuale) in base all’andamento delle produzioni nell’ultimo trimestre (v. allegato 1).

Se si riuscirà, come si spera, ad evitare che il valore aggiunto cali rispetto allo scorso anno, si eviterà anche il terzo risultato negativo consecutivo dal 2004, ultimo anno in
cui invece si è registrato un aumento del valore aggiunto agricolo.

I settori produttivi
Per quanto riguarda i seminativi, l’attenzione si è concentrata sull’evoluzione positiva dei prezzi dei cereali, specie il frumento. L’andamento positivo, un recupero
rispetto agli anni passati, potrebbe continuare anche perché i livelli produttivi si sono mantenuti bassi a causa di rese non brillanti. Si stima per il 2007 un calo produttivo
complessivo del 6% per le produzioni italiane.

Anche per i semi oleosi (soia, girasole e colza) il vistoso calo degli investimenti (-13-20%) ha determinato un corrispondente calo delle produzioni. Così come la barbabietola da
zucchero ha visto proseguire il drastico calo degli investimenti (erano già meno di 100 mila gli ettari nel 2006) in conseguenza del piano di ristrutturazione approvato nel 2007.

Per quanto riguarda la zootecnia, per il comparto della carne bovina prosegue il periodo di contenimento della consistenza di stalla (meno 2% nel 2007)e delle produzioni.
Diminuiscono i capi, quindi, specie a causa della scarsa disponibilità sui mercati esteri tradizionali fornitori, e diminuisce l’autoapprovvigionamento di carne, mentre aumenta la
dipendenza dall’estero. Un dato, questo comune anche al settore della carne suina, che nel 2007 ha marcato un significativo arretramento delle quotazioni (meno 10-14%) a fronte di un aumento
dei capi allevati del 2%.

Per il latte, il trend positivo delle quotazioni, che ha seguito a breve distanza quello dei cereali, ha consentito di recuperare parzialmente i maggiori costi che gravano sugli
allevamenti. Mentre si paventa l’effetto del possibile aumento lineare delle quote che potrebbe, già dalla prossima campagna, vanificare i progressi nelle quotazioni e penalizzare gli
allevatori che hanno acquistato quote anche con notevoli investimenti finanziari.

Le produzioni avicole, infine, stanno recuperando ancora il periodo negativo conseguente all’ingiustificato clamore della crisi dell’»aviaria». Le produzioni sono aumentate
del 15-20% (meno per i tacchini) e le quotazioni sono anch’esse in recupero. Anche per le uova, la produzione è in aumento, anche in seguito ad un aumento della domanda e le quotazioni
discrete. Permane però la preoccupazione per i rincari dei cereali, che, come anche per la filiera suinicola, potrebbero determinare aggravi insostenibili dei costi.

La produzione olivicola nazionale ha segnato una riduzione, dovuta essenzialmente all’andamento climatico che ha ridotto la produzione del 15-20% con differenze sostanziali,
però, tra i vari areali. In complesso, il calo della produzione, accompagnato da un notevole livello qualitativo, non ha determinato un aumento sensibile delle quotazioni.

Anche per la produzione vitivinicola il 2007 sarà ricordato come un anno di vendemmia scarsa; una delle più povere degli ultimi venti anni. Le alte temperature
estive hanno anticipato i tempi di raccolta e la produzione è stata di circa il 13% inferiore a quella dello scorso anno. La qualità, d’altro canto è molto buona con punte
di eccellenza; cosa che giustifica la tenuta delle quotazioni.

Anche per l’ortofrutta, il 2007 è stato influenzato dall’andamento climatico anomalo. La scarsità delle precipitazioni e la siccità hanno determinato un calo
delle produzioni diffuso, sia a carico degli ortaggi, specie quelli in pieno campo, che a carico della produzione di frutta, compresa quella autunnale. I cali per pere e mele si aggirano
intorno al 3-4%; per gli agrumi si segnala una flessione importante della produzione che è stimata in un meno 15%. Le quotazioni sono in lieve recupero per gli ortaggi e adeguati
all’offerta quelli per la frutta. Stabili o in calo gli agrumi nonostante il raccolto scarso.

Per il florovivaismo, infine, la produzione si è mantenuta stabile, con una lieve flessione, anche in questo caso dovuta al cattivo andamento climatico. Mentre comunque il
settore cerca di uscire da una fase congiunturale non esaltante, specie a causa della stagnazione della domanda e dell’aumento dei costi, in primis quelli energetici, si segnala
un’interessante tendenza all’aumento dell’export delle piante vive ( 10% su base annua). Mentre non aumentano significativamente le importazioni.

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