Su 1 euro speso per consumi, solo 9 centesimi vanno al commercio
23 Febbraio 2009
L’affermazione secondo la quale il 60% del valore generato lungo la filiera viene attribuito al commercio è del tutto infondata, dettata probabilmente dalla non perfetta
conoscenza della materia e contraria al buon senso: questa la replica dell’Ufficio Studi di Confcommercio alle analisi di Coldiretti sulle presunte distorsioni dei prezzi nel
passaggio dalla produzione al consumo.
Infatti, se fosse vero che per ogni euro speso dai consumatori, 60 centesimi andassero al commercio, avremmo probabilmente qualche milione di richieste in più all’anno di
nuove aperture di attività commerciali. Invece, nel 2008, il saldo tra imprese iscritte e cessate nel settore del commercio al dettaglio risulta negativo per 40mila unità.
D’altra parte qualificare come quota della distribuzione gli oneri sostenuti per l’elettricità, combustibili, trasporto, imposte indirette e tante altre voci di costo
vivo per il settore commerciale è una grave strumentalizzazione delle statistiche che certo, oggi, non favorisce l’auspicata cooperazione tra gli attori di tutte le
filiere. La corretta ripartizione del valore lungo la filiera – sottolinea l’Ufficio Studi – mostra invece che l’utile netto degli imprenditori del commercio al
dettaglio più ingrosso è di appena 9 centesimi per un euro speso dal consumatore finale.
Sulla congiuntura è importante evidenziare che nel mese di gennaio sono in riduzione assoluta tanto i prezzi dei beni alimentari in generale quanto, in particolare, quelli di
pane (-0,1), pasta di semola (-0,1) e latte (-0,1).
Analogamente va sottolineato – conclude la nota – il repentino ridimensionamento dell’inflazione relativa ai beni acquistati con maggior frequenza (tra cui rientrano anche
gli alimentari) scesa a gennaio all’1,4% contro il 2,1% di dicembre 2008.




