Politica agricola comunitaria ultima occasione per la sostenibilità?

By Redazione

In occasione del Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura sul futuro post 2013 della PAC (Politica Agricola Comunitaria) previsto per oggi, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF
Italia hanno chiesto al ministro delle Politiche agricole Luca Zaia di attivarsi in sede comunitaria perché la nuova PAC sia nel segno della sostenibilità e non sacrifichi
la sicurezza alimentare e la salute di cittadini e ambiente a vantaggio di miopi interessi di breve termine.

La crisi energetica e alimentare, con le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime agricole, rischia di favorire soluzioni immediate come l’incremento della produzione
attraverso un’agricoltura intensiva, energivora e inquinante, che comporta impoverimento del suolo, deterioramento della qualità dell’acqua, perdita di
biodiversità, con altissimi costi ambientali e sociali. La vitalità degli ecosistemi e dei “servizi ambientali” che forniscono all’uomo e al pianeta,
sono infatti essenziali per mantenere la produttività agricola nel lungo termine e scongiurare crisi future, soprattutto in uno scenario reso incerto dal cambiamento climatico e
dominato dal tema della sicurezza alimentare globale.

“Dobbiamo perseguire un nuovo modello di agricoltura – dichiarano le associazioni – che riduca le emissioni di gas serra, consumi meno risorse naturali e sia meno
dannosa per la salute dei cittadini e degli ecosistemi. L’esperienza e i più recenti studi economici dimostrano che incrementare la produzione agricola dell’Unione
nel breve periodo non ridurrà né la povertà né la fame nel mondo, ma potrebbe avere un effetto contrario.”

La lettera delle associazioni al Ministro rientra in un’iniziativa internazionale attivata da BirdLife International, Environmental Bureau e Pesticide Action Network, che ha
riassunto in un documento presentato a tutti i ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea i principi fondamentali essenziali per una futura politica agricola sostenibile:
1. Lo spostamento (modulazione) di risorse dal I Pilastro al II Pilastro della PAC (Politica agricola comune), l’unico, quest’ultimo, ad avere obiettivi di tutela
dell’ambiente e della biodiversità; 2. Estendere le norme sulla “condizionalità” (ossia quelle regole a tutela dell’ambiente il cui rispetto
è condizione indispensabile per i sussidi) anche alla gestione dell’acqua e all’uso dei pesticidi; 3. Incentivare l’adattamento degli agricoltori alle mutazioni
indotte dai cambiamenti climatici, per evitare di sprecare risorse che incentivino colture non più adatte alle mutate condizioni di clima; 4. Sostituire il
“set-aside”, ossia quei terreni ritirati dalla produzione che hanno portato benefici ambientali e alla biodiversità, con uno strumento specifico che abbia
l’obiettivo della conservazione della biodiversità e degli ambienti agricoli.

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