Mobilità, Sicurezza, Salute – Convegno alle Stelline di Milano, di Saverio Fossati

Mobilità, Sicurezza, Salute – Convegno alle Stelline di Milano, di Saverio Fossati

By Giuseppe

 

Convegno alle Stelline di Milano:
Mobilità, Sicurezza, Salute 

Vita reale e problemi di chi lavora al centro del convegno

 

Milano, 12 novembre 2023

 

di Saverio Fossati

Mobilità, Sicurezza, Salute

                                                                           Convegno alle Stelline di Milano

Vita reale e problemi di chi lavora al centro del convegno di oggi con la partecipazione del presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici e di Gabriele Albertini

di Saverio Fossati

Il concetto dell’abitare è certo legato agli immobili ma non all’immobilità. Chi abita in città deve potersi muovere per poter vivere e questo è stato il tema affrontato oggi al Centro congressi Stelline di Milano, organizzato da Milano Vapore, dal titolo Mobilità, sicurezza, salute, moderato dal presidente dell’AssociazioneGiampaolo Berni Ferretti. Si è parlato di salute ma anche di vita sociale e di lavoro, con forti critiche alle scelte attuali del Comune di Milano.
Dopo i saluti del segretario Mario Umberto Morini e della parlamentare e coordinatore cittadino di Fi Cristina Rossello ha preso la parola il direttore di Quattroruote Gianluca Pellegrini, che ricordato come il sindaco Sala all’inizio sostenesse che le piste ciclabili avrebbero dato “il loro piccolo contributo” “Mentre ora sembra emergere un nuovo orientamento politico. Il problema è che non sono state realizzate correttamente e sono pericolose, infatti sono aumentati gli incidenti”. Pellegrini ha poi ricordato l’evoluzione della politica della mobilità milanese: “Nel 2022 c’è il nuovo piano delle piste ciclabili e un autunno arriva l’area B con parametri fortemente punitive per chi non può cambiare auto, tipo diesel euro 5. Dei 27 parcheggi d’interscambio 14 sono in area B e allora scatoletta con piccolo “tesoretto” di km da usare, subito esaurita. Il bilancio di Milano dipende dalle multe: 151 milioni nel 2021. Ora gli ingressi in area B sono aumentati, quindi il traffico non sembra ridotto e cominciamo a farci domande sullo scopo reale di tutto questo. A novembre 20203 il ticket area C aumenta, la sosta a pagamento non può superare le 2 ore, mentre il sindaco dice che l’aumento dei biglietti Atm rischia di incentivare il trasporto privato. Quanto ai mezzi pubblici aumentati del 50% promesse sotto elezioni direi che non si vedono. Ma nessuno vuole trasferirsi in città a lavorare dati i costi delle case. Del resto – ha specificato Pellegrini – diversi assessori non vogliono le auto, come dice Arianna Censi, assessore alla mobilità, bibliotecaria in aspettativa che non ha la patente, che le ritiene solo una fonte d’inquinamento. Va qui di allargandosi la convinzione ideologica che le auto debbano scomparire. L’aria è migliorata perché sono migliorate le automobili grazie agli sforzi dei produttori”.

Per Edoardo Dubini dell’ Associazione  MuoverMi, che  nasce nel 2019 per favorire le mobilità dei cittadini, ha spiegato che “Non esiste nessuna città produttiva (cioè non solo di terziario) così grande. Il sindaco però non sembra interessato ad altro che la zona 1, benché sia sindaco anche della Città metropolitana. Occorre una visione della città che apra la città ai lavoratori e che non siano costretti a spendere una parte del loro stipendio per poter lavorare. Gli assessori sembrano non sapere cosa significa muoversi per lavorare. Le piste ciclabili realizzate sono quasi tutte dannose e pericolose, altro che modello Amsterdam: dove pedoni, bici, canali, tram e auto girano liberamente. La mobilità milanese va studiata e non fatta giorno per giorno, dove i mezzi dell’Amsa devono sostare in bilico sul cordolo e le ambulanze rischiano di bloccarsi in coda”. Elisabetta Carmignani, anche lei di MuoverMI, si è chiesta: “Questo sistema di avere tutto a domicilio è una scelta libera? Perché nel parallelo è stato creato un sistema dove è difficile spostarsi per andare a trovare degli amici. Si fa la guerra alle auto private ma siamo pieni di furgoni perfettamente in regola che consegnano ogni sorta di merce e in tripla fila bloccano la strada ai mezzi pubblici. La libertà di movimento è il presupposto del comunicare. Residenti siamo 1.396mila, quindi 514mila tra bambini e anziani e 832mila sono in età da lavoro e hanno bisogno di spostarsi, gli altri devo o spostarsi in modo tutelato. Nei giovani cresce il disagio che porta all’isolamento e nelle case si resta chiusi anche per lavorare: non credo che restare chiusi nel quartiere sia la soluzione di vita migliore”.
La parola è poi passata al rappresentante della proprietà edilizia milanese, il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Cerici, che si è allargato al concetto di smart city: “Partirei dalla definizione che ne dà l’Europa: luoghi urbani dove reti e servizi qualitativamente migliorano a vantaggio di cittadini e imprese grazie all’applicazione di strumenti digitali: il progresso di intelligenza artificiale e progresso tecnologico vanno quindi di pari passo”. Ma occorre – ha detto Colombo Clerici – anche il progresso economico, che produca le risorse necessarie anche allo sviluppo della smart city. Milano risponde a questi requisiti. Tanto che agli stati generali delle città intelligenti di Padova è stata riconosciuta come tale. “Ma c’è un fatto che viene poco preso in considerazione: è quello della capacità della città di produrre effetti sul piano dei rapporti relazionali interpersonali, certo assenti dai rating nazionali e internazionali. Qui ricorrono solo fattori materiali mentre fattori immateriali come i rapporti interpersonali non vengono presi in considerazione. La nostra città presenta un modello di vivere di standard elevato, è trendy e alla moda, esercita grande attrattività. Ma settimana scorsa mi è occorso un fatto: sabato scorso mi sono entrati i ladri in casa verso sera scassinando una porta blindata al piano di sotto. Ma dopo una settimana le riprese delle telecamere cittadine non sono ancora state rese disponibili ai carabinieri dal Comune. Quindi la città intelligente ha bisogno di sviluppi”. Tornando alla mobilità, Colombo Clerici ha detto che “Il Comune enfatizza l’uso della bicicletta ma è un fattore di rischio attivo e passivo, che riguarda i ciclisti e i pedoni. Le bici sono usate in modo sconsiderato zigzagando su marciapiedi e zone pedonali e come pedone sono preoccupato. Ma anche la sicurezza di chi va a piedi va garantita, eppure la proposta di Assoedilizia per una targa alle bici ha suscitato proteste vivacissime da parte delle associazioni ciclistiche. Se manca la sicurezza non si può parlare di smart city”.
Combattivo l’intervento di Pasquale Catanese, imprenditore di Cormano che ha illustrato la situazione del suo paese dicendo che “Bisogna fare quadrato tutti insieme, altrimenti rimarranno chiusi nel nostro quartiere o nel nostro paesino e non ci potremo più muovere. Un’unione delle forze politiche e dei comitati di quartiere per impedire tutto questo”.
Sono poi seguiti gli interventi più di carattere politico: Federico Benassati, capogruppo di Fi al municipio 1 di Milano, ha ricordato che “Il centro sinistra parla di diritti poi aumenta biglietti e taglia i servizi”. Mentre per Fabrizio de Pasquale, già capogruppo di Fi al Comune di Milano, il nodo è nel cambiamento culturale della sinistra. “La sinistra di 30-40 anni fa aveva a cuore il progresso sociale, l’uguaglianza, gli anziani, ora punta solo sul green, declinato nella maniera più ideologica e radicale possibile. Questo ha portato mettere da parte il lavoro, le famiglie e gli anziani nelle scelte sulla mobilità. Ma ci sono principi da difendere: l’unico strumento che può evitare la congestione del traffico privato è il trasporto pubblico. Questa è una città per persone che lavorano e devono muoversi, solo chi gira la sera può anche usare il monopattino o la bicicletta”.
Giorgio Goggi, assessore al traffico nella giunta Albertini, ha ricondotto alla realtà il paragone con Amsterdam “Dove esiste un’autostrada urbana sotterranea con enormi parcheggi per i residenti. La nostra giunta aveva già previsto il secondo passante, la scolmatura del Seveso, altri 20mila posti auto; nulla di  questo è stato poi realizzato dalle giunte successive. Così l’area urbana milanese avrebbe partecipato all’economia milanese e così non è stato, oggi solo gruppi ristretti beneficiano di questo. Con i 200mila abitanti in più vantati da Sala sono arrivate anche 100mila auto in più. L’obiettivo di eliminare le automobili non sembra avere molto senso proprio con l’esempio di Amsterdam. L’unica strada è l’incremento dei trasporti pubblici. Negli anni Settanta c’erano 700mila auto a Milano, con il passante ora sono 400mila e se avessimo fatto il secondo passante ne sarebbero sparite altre 200mila”. Da Massimiliano Salini, eurodeputato  Ppe, è arrivata una critica di metodo alle politiche Ue: “è C’è l’ossessione di indicare gli strumenti con cui raggiungere gli obiettivi, come la transizione ecologica. Obiettivi in generale corretti. Ma gli strumenti non possono essere indicati solo dall’alto, questo avveniva in Urss. Anzi, i target deprimeranno la sostenibilità. Non ci sono le condizioni infrastrutturali per garantire nei tempi previsti la transizione ecologica. Occorre collocare la riduzione delle emissioni dentro la realtà, partendo dalla persona e dalla sua indomabile creatività”.
Le conclusioni sono state affidate all’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini: “Abbiamo cercato di fluidificare la  mobilità. I parcheggi sotterranei sono un modo di togliere le placche di colesterolo che sono le auto in sosta per le strade: le auto non si possono mettere in tasca, si mettono sottoterra. Esisteva un giro d’affari da 1,5 mld sul piano parcheggi: già 50mila milanesi avevano sottoscritto contratti. Ne abbiamo fatti 70mila su 200mila e poi c’era il secondo passante non realizzato. Letizia Moratti, come scelte politiche, ha fatto il contrario di quello che avrebbe dovuto fare. Come lo scolmatore del Seveso inattuato”. Albertini è poi tornato sul filo rosso che ha accompagnato molti interventi, quello della gente che lavora: “Idraulici,muratori, artigiani, malati, non possono andare sui mezzi pubblici. Ma a cosa serve l’auto elettrica se la devo alimentare con energia elettrica prodotta da centrali che vanno a combustibile fossile? In base ai dati Ue tutti i trasporti (dall’aereo all’auto ai mezzi pubblici sono responsabili del 23% dell’inquinamento, il restante 77% che si divide in tre parti uguali: produzione industriale, produzione di energia e riscaldamento. Ma cosa sta facendo il sistema dei Governi per intervenire su quel 77 per cento?”

Foto:

  • Achille Colombo Clerici, Giampaolo Berni Ferretti, Gianluca Pellegrini

 

Redazione Newsfood.com

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